Lettera di Lorenzo Ciuffreda al sindaco: “Tradito dai compagni di partito”

Caro Partito Democratico, caro Sindaco, o meglio cara Iaia. Posso permettermi di usare questo tono confidenziale perchè ero convinto, almeno fino a pochi giorni fa, di essere una parte pienamente integrata e considerata di un grande progetto, di essere attorniato da compagni di ventura leali. Condividevo con voi le responsabilità e gli oneri di compiti amministrativi importanti, risiedevo sotto la bandiera che a tutti ci accomuna, credevamo negli stessi principi, avevamo la stessa voglia di migliorare il nostro paese. All’improvviso, mi ritrovo catapultato nell’incubo, cado vittima della cospirazione, di certo non sono Giulio Cesare, ma ora mi rendo conto che i miei leali compagni di ventura, erano tanti “Bruto” e tanti “Cassio”, che dopo la lunga e fitta trama, non hanno esitato un attimo a sguainare il coltello del tradimento. Caro Partito Democratico, cara Iaia, il vostro comportamento nei miei confronti è stato disgustoso, impregnato di veleno, non avete avuto nessuno scrupolo a tagliarmi fuori dalla compagine. Fin quando sono servito sono stato coperto d’allori, poi si è spento l’idillio, “UNO DI VOI” doveva entrare per forza a Palazzo di Città ed è qui che mi accorgo della paste di cui siete fatti, Sindaco e Partito. Non ho ricevuto nessuna chiamata che mi mettesse al corrente dei fatti a voi già noti dal 29 giugno 2011, nessuna riunione organizzata dal partito, nessun evento chiarificatore; nei vostri visi è incavata la codardia, nei vostri bei visi infingardi, accomunati tutti dalla trama, dal tradimento, ma ciò che mi atterrisce più di tutto è il vostro spietato cinismo, i vostri freddi calcoli, la vostra infima slealtà.

Firmato da una persona del quale il popolo è stato fiducioso con ben 78 consensi, tradito in maniera subdola dai compagni di Partito.

 

Lorenzo Ciuffreda

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28 Responses to “Lettera di Lorenzo Ciuffreda al sindaco: “Tradito dai compagni di partito””


  1. 1 Auguri IAIA 24 dicembre 2011 alle 15:56

    Auguri alle donne: un Buon Natale a tutte voi

    Auguri di Buon Natale a tutte le donne. Auguri alle donne tenaci, che non smettono di credere e di lottare per quello che per loro è importante.

    Auguri alle donne dinamiche che si dividono tra casa e lavoro e riescono a fare due cose allo stesso tempo.

    Auguri alle donne che stanno per diventare mamme e a quelle che hanno scoperto da poco che presto lo saranno. Non spaventatevi perché la vita è piena di sorprese. Passate un felice Natale.

    Auguri alle imprenditrici che sgomitano in un mondo di maschi per mandare avanti la propria azienda e far crescere l’Italia. Un sincero augurio che il 2012 sia per voi un anno migliore.

    Auguri alle tante lavoratrici che hanno scoperto di dover lavorare qualche anno in più. Tenete duro, non scoraggiatevi.

    Auguri alle donne che cercheranno di rilassarsi un po’ durante queste feste: vi auguriamo veramente di riuscirci e di ritrovare riposo e benessere.

    Auguri alle donne che SI APPASSIONANO DI POLITICA e si impegnano per cambiare la condizione femminile nel nostro Paese: asili, telelavoro e pari opportunità saranno presto sotto l’albero, vero?

    Auguri a tutte le donne per cui questo non sarà proprio un bel Natale, non siete sole: avete amiche nei centri per l’ascolto e all’altro capo del Telefono Rosa, che ogni giorno aiuta tante vittime di abusi e violenze ad uscirne nonostante le oggettive difficoltà economiche.

    Auguri a tutte voi. Auguri alle donne. Grazie per le tante emozioni e iniziative che ci hanno visto partecipi: l’evento Se non ora quando; i referendum per l’acqua e il nucleare; la giornata contro la violenza sulle donne.

    Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutte voi.

    Auguri IAIA.

  2. 2 Buonpensante 24 dicembre 2011 alle 21:24

    Viva la tanto decantata trasparenza che durante la campagna elettorale ha contraddistinto la coalizione che poi è risultata vincente. Questi sono gli effetti e non mi meraviglio più di tanto se in un futuro molto prossimo ne sentiremo ancora di più. Il Prof. Ciuffreda è stato usato e poi gettato via come uno straccio vecchio, senza neanche la soddisfazione di una spiegazione… VERGOGNA, VERGOGNA e ancora VERGOGNA. Avevate le attenuanti generiche per giustificare il vostro immobilismo, avete tanto criticato le amministrazioni che vi hanno preceduto, ma è palese e sotto gli occhi di tutti, che in questi pochi mesi ne avete combinate più voi che tutte quelle amministrazioni. Se queste sono le prerogative, mi domando cosa ci dovremo aspettare ancora?

    Tanta solidarietà al Prof. Ciuffreda, persona squisita e leale, al quale va tutto il mio rispetto ed affetto, al quale mi sento di dire solo di continuare ad essere se stesso, quindi auguri di Buon Natale e sereno anno nuovo, si proprio sereno, mentre a chi ti ha tradito sicuramente non ci sarà pace, perchè dovranno solo vergognarsi per il loro comportamento. Non ci sono parole, e voglio fermarmi qui, perchè si dice che a Natale bisogna essere tutti più buoni… ed io aggiungo… “ma fessi no…”

  3. 3 ortese libero 25 dicembre 2011 alle 09:47

    MA se la IAIA è una donna di destra,non poteva essere diversamente chiusa la sua vicenda con Ciuffreda, poi questo inno alle donne, ma Iaia sei rimasta dietro con gli anni così offendi le donne,con i tuoi sproloqui mielosi,da diabete melito, basta con le donne ci hai stancati……perchè non dici nulla sull’inceneritore Tressanti?citi solo il nucleare ,l’acqua, il vino .i piselli, basta ci hai stancati sei gia da rottamare. P.S. RICORDATI DI ESSERE IL SINDACO DI TUTTI—NON FARE LA FAZIOSA- AUGURI A COLORO CHE CREDONO NELLA REINCARNAZIONE DELLA GIUSTIZIA -

  4. 4 x_factor 25 dicembre 2011 alle 10:12

    Buon Natale agli ammalati,
    buon Natale ai diseredati.

    Buon Natale agli sfrattati,
    buon Natale ai licenziati.

    Buon Natale ai pensionati,
    buon Natale agli svantaggiati.

    Buon Natale ai calpestati.
    buon Natale ai trombati.

    Buon Natale ai fragili potenti,
    buon Natale a tutti i fetenti.

    Buon Natale ai sempre perdenti,
    buon Natale ai veri vincenti.

    Buon Natale ai falsi parenti,
    buon Natale ai soliti impenitenti.

    Buon Natale ai grandi docenti,
    buon Natale ai social- escrementi.

    Buon Natale a tutti coloro i quali,
    sono veri uomini e non animali.

  5. 5 rammaricato 25 dicembre 2011 alle 13:51

    solidarietà al Prof. Ciuffreda, anche se non lo conosco personalmente e auguri a tutti coloro che seguono questo blog. adesso spero che la colpa non venga data all’amministrazione precedente. l’unica “colpa” di ciuffreda è quella di aver creduto ad una donna poco trasparente, io personalemtne ho capito come era iaia qlc anno fa durante la discarica quanto non cercava di lotare per la costruzione edella discarica voluta e votata da gente che oggi ha nella sua maggioranza (vedi bellino) ma solo per cercare consenso. la ritengo ed oggi ho avuto l’ennesima conferma che è una persona falsa, ricvordo che venivano chiamato lei ed il suo entourage i delusi (chi sarà un perchè?). adesso spero che tanta gente possa aprire gli occhi. buon natale a tutti

  6. 6 giovanni a. 25 dicembre 2011 alle 13:59

    innanzitutto voglio fare gli auguri di buon natale a tutti coloro che seguono il blog di luca, inoltre volevo esprimere solidarietà (anche se nn conosco personalmente) al Prof Ciuffreda, dicendoli che il suo impegno e la sua volontà di impegnarsi per orta nova deve continuare con la consapevolezza di aver lavorato con delle persone che probabilmente non erano uniti dai suoi stessi ideali e dai suoi stessi buoni propositi di lavorare per il bene di orta nova, questo atteggiamento che non solo lede il Prof ma l’intera collettività perchè lesa da questo atteggiamento anti-democratico, in quanto era volontà popolare quella di far sedere in consiglio il prof e non la sua amica. ritengo questo un atteggiamento vergognoso da parte della maggioranza.

  7. 7 il veritiero 25 dicembre 2011 alle 14:36

    Ma se il sign Ciuffreda aveva diritto ad entrare nel consiglio certo non potevano fare altrimenti vuol dire che non è stato il primo non eletto…

  8. 8 Disgustata 25 dicembre 2011 alle 17:04

    Dice il saggio:<>

  9. 9 Irritata 25 dicembre 2011 alle 17:30

    Caro Sindaco Le rivolgo una serie di domande:

    Mi sembra che il Prof. Ciuffreda sia stato molto disponibile e per voi “utile” sia per tutta la campagna elettorale che nel corso degli eventi estivi, senza nessun compenso economico e, come evidente dai vostri ultimi comportamenti, nemmeno morali.Voglio ricordarLe che persone come il Prof. Ciuffreda sono molto importanti per questa comunità perchè è persona trasparente, disponibile e leale.

    Domanda: è questo quello che si meritava?

    Mi sembra che in varie riunioni da Lei presenziate abbia affermato che il nome del Prof. Ciuffreda fosse quello designato a ricoprire la carica culturale.

    Domanda: tutto questo è verità oppure si è sbagliata? era già allora a conoscenza della successiva surroga dell’attuale consigliere oppure è stata per Lei una “sorpresa”?

    Lei ha dichiarato durante il consiglio comunale del 21/12/11 che i dati erano ufficiali sin dal 29/06/11.

    Domanda:se così fosse, perchè per tutta l’estate ha continuato a dichiarare al popolo e alle associazioni che il Prof. Ciuffreda era il referente alla Cultura di questa Comunità? Mentiva?

    Spero che questo blog faccia chiarezza e faccia pervenire queste considerazioni direttamente al Sindaco.

  10. 10 Disgustata 25 dicembre 2011 alle 17:32

    Dice il saggio: <>

  11. 11 Pittbull 25 dicembre 2011 alle 18:16

    Care persone, solo brave a giudicare, perché sparate sentenze a vanvera senza sapere??? Io credo che Lorenzo non debba offendersi, perché c’e stata una votazione che lui lealmente ha perso, e quindi di cosa parlate??? Io credo che lui stesso prima di sventolar vittoria avrebbe dovuto preoccuparsi di sapere realmente il suo voto elettorale, quindi….. Auguri a tutti, non giudicate senza sapere, perché i voti sono agli atti pubblici che chiunque e in grado di vedere….

  12. 12 Ma a noi??? 26 dicembre 2011 alle 12:49

    Forse diamo troppa importanza a certe cose…i problemi di Orta Nova e di questa amministrazione sono ben altri sicuramente!

  13. 13 Ciupacabras 26 dicembre 2011 alle 18:06

    X il veritiero,
    il prof. Ciuffreda non è entrato in Consiglio, perchè oggi non risulta il primo dei non eletti, ma i dati diffusi e conosciuti fino a qualche giorno fa erano quelli pubblicati dal sito del Comune di Orta Nova. Questo é supportato dal fatto, che in diversi incontri avuti con il mondo dell’associazionismo locale, lo stesso Sindaco consapevole delle ormai imminenti dimissioni dell’Ing. Maffione annunciava l’ingresso in amministrazione del prof. Ciuffreda come delegato alla cultura. Alla luce di tutto ciò, la domande sono :
    1) Perché i risultati elettorali pubblicati e diffusi dallo stesso Comune di Orta Nova indicavano il prof. Ciuffreda come primo dei non eletti dopo l’ing. Maffione, e dopo ben sei mesi l’amministrazione rende noto quei dati non sono esatti?
    2) Come mai tra i dati pubblicati e conosciuti da tutti , candidati compresi, e quelli in possesso della prefettura esiste uno scarto di ben 16 voti, tutti in capo al medesimo candidato la sig.ra Ladogana?
    3) Qualcuno prima o poi spiegherà queste anomalie, come si sono verificate e le eventuali responsabilità?
    Come dice il filosofo: “ Il vento è cambiato, ma porta tanfo!!!”.

  14. 14 Buonpensante 26 dicembre 2011 alle 20:55

    x il veritiero… prima di tutto il sig. ciuffreda, come lo chiami tu è il prof. ciuffreda, quindi rispetto, poi le trame ordite nei suoi confronti non possono essere liquidate con un semplice commento, hanno bisogno di un’approfondimento. è troppo facile parlare come fai tu.
    x luca caporale… c’era un commento che definiva l’operato del sindaco “peggio di giuda iscariota”. mi chiedo se lo stesso sindaco sia intervenuto per farlo cancellare, poiché se non fosse piaciuto a te, il filtro lo avresti fatto prima di pubblicarlo, spero tanto che non mi censuri.

  15. 15 Sophia 27 dicembre 2011 alle 08:44

    Dice il saggio:
    Un uomo trascina il risciò; l’altro viene trasportato. Eppure la loro natura è la stessa.

  16. 16 megalomane 27 dicembre 2011 alle 10:00

    Bravo Luca continua a censurare tutti i post contro il megalomane e pubblica solo quelli di “noi altri”. Grazie per la tua imparzialità.

  17. 17 rido 27 dicembre 2011 alle 12:07

    aspettiamo i risultati delle elezioni e vedremo chi ha ragione.

  18. 18 delio 27 dicembre 2011 alle 14:31

    scusate ma sta storia dei commenti censurati comincia a darmi fastidio, non è la prima volta che leggo di pensieri censurati, di frasi omesse… e dai un pò più di serietà e libera informazione.

  19. 19 Amedeo 27 dicembre 2011 alle 16:47

    Io se fossi in Monica abdicherei in favore di Lorenzo anche perchè stando sempre a contatto con il Sindaco( amica di vecchia data)non ha certo bisogno di essere eletta consigliera. Poi sta abbastanza bene economicamente da fare a meno dell’onorario di consigliere e in più non perdereste un potenziale alleato per il Partito.

  20. 20 gio 27 dicembre 2011 alle 17:56

    A prescindere dai freddi calcoli elettorali e matematici, sembra di stare assegnando lo scudetto, credo che sia stata persa un occasione di mettere una persona competente al posto giusto, ossia Assessore alla Cultura e alla Pubblica istruzione. Ce lo avrei visto la il prof. Ciuffreda, anche perchè si è fatto in 4 durante la campagna elettorale. Se il professore è tanto amareggiato, c’ è un motivo che provoca questo. Se Monica crede che egli si stia amareggiando per nulla, bene, lo incontri e chiariscano tutto…

    I

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  21. 21 Giuda è un pivellino 29 dicembre 2011 alle 17:27

    Povero Ciuffreda …. trattato come un usa e getta!!! Cosa ti aspettavi? Hanno sfruttato tutto e tutti. Questi non guardano in faccia a nessuno. Hanno preso in giro una popolazione, hanno detto bugie a tutti!!! Sono irreperibili.
    Mi rivolgo al Sig. Luca Caporale … ma quando ci farai vedere il video del 7 dicembre??? Per caso è stato cancellato il video o non vogliono che sia visionato da noi?? Sono curiosa di sentire tutti gli interventi di quelli che hanno partecipato!!! E mi piacerebbe sapere quali sono le misure da attuare ….

  22. 22 p.o.c. a tutti 31 dicembre 2011 alle 10:09

    Bhe mi dispiace per il sig.ciuffreda ma e quello che si merita,comunqe dai vostri commenti si puo ben constatare che siamo in un circo in mezzo ai pagliacci……..solo uno era in grado di tenere salda orta nova e voi malgrado tutti gli sforzi che possiate fare non vi avvicinerete mai neanche di 1 po . viva peppino!!!!!

  23. 23 madooooo 1 gennaio 2012 alle 12:22

    a p.o.c.
    Ei fu. Siccome immobile,
    dato il mortal sospiro,
    stette la spoglia immemore
    orba di tanto spiro,
    così percossa, attonita
    la terra al nunzio sta,
    muta pensando all’ultima
    ora dell’uom fatale;
    né sa quando una simile
    orma di piè mortale
    la sua cruenta polvere
    a calpestar verrà.
    Lui folgorante in solio
    vide il mio genio e tacque;
    quando, con vece assidua,
    cadde, risorse e giacque,
    di mille voci al sònito
    mista la sua non ha:
    vergin di servo encomio
    e di codardo oltraggio,
    sorge or commosso al sùbito
    sparir di tanto raggio;
    e scioglie all’urna un cantico
    che forse non morrà.
    Dall’Alpi alle Piramidi,
    dal Manzanarre al Reno,
    di quel securo il fulmine
    tenea dietro al baleno;
    scoppiò da Scilla al Tanai,
    dall’uno all’altro mar.
    Fu vera gloria? Ai posteri
    l’ardua sentenza: nui
    chiniam la fronte al Massimo
    Fattor, che volle in lui
    del creator suo spirito
    più vasta orma stampar.
    La procellosa e trepida
    gioia d’un gran disegno,
    l’ansia d’un cor che indocile
    serve, pensando al regno;
    e il giunge, e tiene un premio
    ch’era follia sperar;
    tutto ei provò: la gloria
    maggior dopo il periglio,
    la fuga e la vittoria,
    la reggia e il tristo esiglio;
    due volte nella polvere,
    due volte sull’altar.
    Ei si nomò: due secoli,
    l’un contro l’altro armato,
    sommessi a lui si volsero,
    come aspettando il fato;
    ei fè silenzio, ed arbitro
    s’assise in mezzo a lor.
    E sparve, e i dì nell’ozio
    chiuse in sì breve sponda,
    segno d’immensa invidia
    e di pietà profonda,
    d’inestinguibil odio
    e d’indomato amor.
    Come sul capo al naufrago
    l’onda s’avvolve e pesa,
    l’onda su cui del misero,
    alta pur dianzi e tesa,
    scorrea la vista a scernere
    prode remote invan;
    tal su quell’alma il cumulo
    delle memorie scese.
    Oh quante volte ai posteri
    narrar se stesso imprese,
    e sull’eterne pagine
    cadde la stanca man!
    Oh quante volte, al tacito
    morir d’un giorno inerte,
    chinati i rai fulminei,
    le braccia al sen conserte,
    stette, e dei dì che furono
    l’assalse il sovvenir!
    E ripensò le mobili
    tende, e i percossi valli,
    e il lampo dè manipoli,
    e l’onda dei cavalli,
    e il concitato imperio
    e il celere ubbidir.
    Ahi! Forse a tanto strazio
    cadde lo spirto anelo,
    e disperò; ma valida
    venne una man dal cielo,
    e in più spirabil aere
    pietosa il trasportò;
    e l’avviò, pei floridi
    sentier della speranza,
    ai campi eterni, al premio
    che i desideri avanza,
    dov’è silenzio e tenebre
    la gloria che passò.
    Bella Immortal! Benefica
    Fede ai trionfi avvezza!
    Scrivi ancor questo, allegrati;
    ché più superba altezza
    al disonor del Gòlgota
    giammai non si chinò.
    Tu dalle stanche ceneri
    sperdi ogni ria parola:
    il Dio che atterra e suscita,
    che affanna e che consola,
    sulla deserta coltrice
    accanto a lui posò.

  24. 24 madooooo 1 gennaio 2012 alle 12:27

    sempre per p.o.c. (vedi se è meglio questa)

    All’ombra de’ cipressi e dentro l’urne
    confortate di pianto è forse il sonno
    della morte men duro? Ove piú il Sole
    per me alla terra non fecondi questa
    bella d’erbe famiglia e d’animali,
    e quando vaghe di lusinghe innanzi
    a me non danzeran l’ore future,
    né da te, dolce amico, udrò piú il verso
    e la mesta armonia che lo governa,
    né piú nel cor mi parlerà lo spirto
    delle vergini Muse e dell’amore,
    unico spirto a mia vita raminga,
    qual fia ristoro a’ dí perduti un sasso
    che distingua le mie dalle infinite
    ossa che in terra e in mar semina morte?
    Vero è ben, Pindemonte! Anche la Speme,
    ultima Dea, fugge i sepolcri: e involve
    tutte cose l’obblío nella sua notte;
    e una forza operosa le affatica
    di moto in moto; e l’uomo e le sue tombe
    e l’estreme sembianze e le reliquie
    della terra e del ciel traveste il tempo.
    Ma perché pria del tempo a sé il mortale
    invidierà l’illusïon che spento
    pur lo sofferma al limitar di Dite?
    Non vive ei forse anche sotterra, quando
    gli sarà muta l’armonia del giorno,
    se può destarla con soavi cure
    nella mente de’ suoi? Celeste è questa
    corrispondenza d’amorosi sensi,
    celeste dote è negli umani; e spesso
    per lei si vive con l’amico estinto
    e l’estinto con noi, se pia la terra
    che lo raccolse infante e lo nutriva,
    nel suo grembo materno ultimo asilo
    porgendo, sacre le reliquie renda
    dall’insultar de’ nembi e dal profano
    piede del vulgo, e serbi un sasso il nome,
    e di fiori odorata arbore amica
    le ceneri di molli ombre consoli.
    Sol chi non lascia eredità d’affetti
    poca gioia ha dell’urna; e se pur mira
    dopo l’esequie, errar vede il suo spirto
    fra ‘l compianto de’ templi acherontei,
    o ricovrarsi sotto le grandi ale
    del perdono d’lddio: ma la sua polve
    lascia alle ortiche di deserta gleba
    ove né donna innamorata preghi,
    né passeggier solingo oda il sospiro
    che dal tumulo a noi manda Natura.
    Pur nuova legge impone oggi i sepolcri
    fuor de’ guardi pietosi, e il nome a’ morti
    contende. E senza tomba giace il tuo
    sacerdote, o Talia, che a te cantando
    nel suo povero tetto educò un lauro
    con lungo amore, e t’appendea corone;
    e tu gli ornavi del tuo riso i canti
    che il lombardo pungean Sardanapalo,
    cui solo è dolce il muggito de’ buoi
    che dagli antri abdüani e dal Ticino
    lo fan d’ozi beato e di vivande.
    O bella Musa, ove sei tu? Non sento
    spirar l’ambrosia, indizio del tuo nume,
    fra queste piante ov’io siedo e sospiro
    il mio tetto materno. E tu venivi
    e sorridevi a lui sotto quel tiglio
    ch’or con dimesse frondi va fremendo
    perché non copre, o Dea, l’urna del vecchio
    cui già di calma era cortese e d’ombre.
    Forse tu fra plebei tumuli guardi
    vagolando, ove dorma il sacro capo
    del tuo Parini? A lui non ombre pose
    tra le sue mura la città, lasciva
    d’evirati cantori allettatrice,
    non pietra, non parola; e forse l’ossa
    col mozzo capo gl’insanguina il ladro
    che lasciò sul patibolo i delitti.
    Senti raspar fra le macerie e i bronchi
    la derelitta cagna ramingando
    su le fosse e famelica ululando;
    e uscir del teschio, ove fuggia la luna,
    l’úpupa, e svolazzar su per le croci
    sparse per la funerëa campagna
    e l’immonda accusar col luttüoso
    singulto i rai di che son pie le stelle
    alle obblïate sepolture. Indarno
    sul tuo poeta, o Dea, preghi rugiade
    dalla squallida notte. Ahi! su gli estinti
    non sorge fiore, ove non sia d’umane
    lodi onorato e d’amoroso pianto.
    Dal dí che nozze e tribunali ed are
    diero alle umane belve esser pietose
    di se stesse e d’altrui, toglieano i vivi
    all’etere maligno ed alle fere
    i miserandi avanzi che Natura
    con veci eterne a sensi altri destina.
    Testimonianza a’ fasti eran le tombe,
    ed are a’ figli; e uscían quindi i responsi
    de’ domestici Lari, e fu temuto
    su la polve degli avi il giuramento:
    religïon che con diversi riti
    le virtú patrie e la pietà congiunta
    tradussero per lungo ordine d’anni.
    Non sempre i sassi sepolcrali a’ templi
    fean pavimento; né agl’incensi avvolto
    de’ cadaveri il lezzo i supplicanti
    contaminò; né le città fur meste
    d’effigïati scheletri: le madri
    balzan ne’ sonni esterrefatte, e tendono
    nude le braccia su l’amato capo
    del lor caro lattante onde nol desti
    il gemer lungo di persona morta
    chiedente la venal prece agli eredi
    dal santuario. Ma cipressi e cedri
    di puri effluvi i zefiri impregnando
    perenne verde protendean su l’urne
    per memoria perenne, e prezïosi
    vasi accogliean le lagrime votive.
    Rapían gli amici una favilla al Sole
    a illuminar la sotterranea notte,
    perché gli occhi dell’uom cercan morendo
    il Sole; e tutti l’ultimo sospiro
    mandano i petti alla fuggente luce.
    Le fontane versando acque lustrali
    amaranti educavano e vïole
    su la funebre zolla; e chi sedea
    a libar latte o a raccontar sue pene
    ai cari estinti, una fragranza intorno
    sentía qual d’aura de’ beati Elisi.
    Pietosa insania che fa cari gli orti
    de’ suburbani avelli alle britanne
    vergini, dove le conduce amore
    della perduta madre, ove clementi
    pregaro i Geni del ritorno al prode
    cne tronca fe’ la trïonfata nave
    del maggior pino, e si scavò la bara.
    Ma ove dorme il furor d’inclite gesta
    e sien ministri al vivere civile
    l’opulenza e il tremore, inutil pompa
    e inaugurate immagini dell’Orco
    sorgon cippi e marmorei monumenti.
    Già il dotto e il ricco ed il patrizio vulgo,
    decoro e mente al bello italo regno,
    nelle adulate reggie ha sepoltura
    già vivo, e i stemmi unica laude. A noi
    morte apparecchi riposato albergo,
    ove una volta la fortuna cessi
    dalle vendette, e l’amistà raccolga
    non di tesori eredità, ma caldi
    sensi e di liberal carme l’esempio.
    A egregie cose il forte animo accendono
    l’urne de’ forti, o Pindemonte; e bella
    e santa fanno al peregrin la terra
    che le ricetta. Io quando il monumento
    vidi ove posa il corpo di quel grande
    che temprando lo scettro a’ regnatori
    gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela
    di che lagrime grondi e di che sangue;
    e l’arca di colui che nuovo Olimpo
    alzò in Roma a’ Celesti; e di chi vide
    sotto l’etereo padiglion rotarsi
    piú mondi, e il Sole irradïarli immoto,
    onde all’Anglo che tanta ala vi stese
    sgombrò primo le vie del firmamento:
    – Te beata, gridai, per le felici
    aure pregne di vita, e pe’ lavacri
    che da’ suoi gioghi a te versa Apennino!
    Lieta dell’aer tuo veste la Luna
    di luce limpidissima i tuoi colli
    per vendemmia festanti, e le convalli
    popolate di case e d’oliveti
    mille di fiori al ciel mandano incensi:
    e tu prima, Firenze, udivi il carme
    che allegrò l’ira al Ghibellin fuggiasco,
    e tu i cari parenti e l’idïoma
    désti a quel dolce di Calliope labbro
    che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma
    d’un velo candidissimo adornando,
    rendea nel grembo a Venere Celeste;
    ma piú beata che in un tempio accolte
    serbi l’itale glorie, uniche forse
    da che le mal vietate Alpi e l’alterna
    onnipotenza delle umane sorti
    armi e sostanze t’ invadeano ed are
    e patria e, tranne la memoria, tutto.
    Che ove speme di gloria agli animosi
    intelletti rifulga ed all’Italia,
    quindi trarrem gli auspici. E a questi marmi
    venne spesso Vittorio ad ispirarsi.
    Irato a’ patrii Numi, errava muto
    ove Arno è piú deserto, i campi e il cielo
    desïoso mirando; e poi che nullo
    vivente aspetto gli molcea la cura,
    qui posava l’austero; e avea sul volto
    il pallor della morte e la speranza.
    Con questi grandi abita eterno: e l’ossa
    fremono amor di patria. Ah sí! da quella
    religïosa pace un Nume parla:
    e nutria contro a’ Persi in Maratona
    ove Atene sacrò tombe a’ suoi prodi,
    la virtú greca e l’ira. Il navigante
    che veleggiò quel mar sotto l’Eubea,
    vedea per l’ampia oscurità scintille
    balenar d’elmi e di cozzanti brandi,
    fumar le pire igneo vapor, corrusche
    d’armi ferree vedea larve guerriere
    cercar la pugna; e all’orror de’ notturni
    silenzi si spandea lungo ne’ campi
    di falangi un tumulto e un suon di tube
    e un incalzar di cavalli accorrenti
    scalpitanti su gli elmi a’ moribondi,
    e pianto, ed inni, e delle Parche il canto.
    Felice te che il regno ampio de’ venti,
    Ippolito, a’ tuoi verdi anni correvi!
    E se il piloto ti drizzò l’antenna
    oltre l’isole egèe, d’antichi fatti
    certo udisti suonar dell’Ellesponto
    i liti, e la marea mugghiar portando
    alle prode retèe l’armi d’Achille
    sovra l’ossa d’Ajace: a’ generosi
    giusta di glorie dispensiera è morte;
    né senno astuto né favor di regi
    all’Itaco le spoglie ardue serbava,
    ché alla poppa raminga le ritolse
    l’onda incitata dagl’inferni Dei.
    E me che i tempi ed il desio d’onore
    fan per diversa gente ir fuggitivo,
    me ad evocar gli eroi chiamin le Muse
    del mortale pensiero animatrici.
    Siedon custodi de’ sepolcri, e quando
    il tempo con sue fredde ale vi spazza
    fin le rovine, le Pimplèe fan lieti
    di lor canto i deserti, e l’armonia
    vince di mille secoli il silenzio.
    Ed oggi nella Troade inseminata
    eterno splende a’ peregrini un loco,
    eterno per la Ninfa a cui fu sposo
    Giove, ed a Giove diè Dàrdano figlio,
    onde fur Troia e Assàraco e i cinquanta
    talami e il regno della giulia gente.
    Però che quando Elettra udí la Parca
    che lei dalle vitali aure del giorno
    chiamava a’ cori dell’Eliso, a Giove
    mandò il voto supremo: – E se, diceva,
    a te fur care le mie chiome e il viso
    e le dolci vigilie, e non mi assente
    premio miglior la volontà de’ fati,
    la morta amica almen guarda dal cielo
    onde d’Elettra tua resti la fama. –
    Cosí orando moriva. E ne gemea
    l’Olimpio: e l’immortal capo accennando
    piovea dai crini ambrosia su la Ninfa,
    e fe’ sacro quel corpo e la sua tomba.
    Ivi posò Erittonio, e dorme il giusto
    cenere d’Ilo; ivi l’iliache donne
    sciogliean le chiome, indarno ahi! deprecando
    da’ lor mariti l’imminente fato;
    ivi Cassandra, allor che il Nume in petto
    le fea parlar di Troia il dí mortale,
    venne; e all’ombre cantò carme amoroso,
    e guidava i nepoti, e l’amoroso
    apprendeva lamento a’ giovinetti.
    E dicea sospirando: – Oh se mai d’Argo,
    ove al Tidíde e di Läerte al figlio
    pascerete i cavalli, a voi permetta
    ritorno il cielo, invan la patria vostra
    cercherete! Le mura, opra di Febo,
    sotto le lor reliquie fumeranno.
    Ma i Penati di Troia avranno stanza
    in queste tombe; ché de’ Numi è dono
    servar nelle miserie altero nome.
    E voi, palme e cipressi che le nuore
    piantan di Priamo, e crescerete ahi presto
    di vedovili lagrime innaffiati,
    proteggete i miei padri: e chi la scure
    asterrà pio dalle devote frondi
    men si dorrà di consanguinei lutti,
    e santamente toccherà l’altare.
    Proteggete i miei padri. Un dí vedrete
    mendico un cieco errar sotto le vostre
    antichissime ombre, e brancolando
    penetrar negli avelli, e abbracciar l’urne,
    e interrogarle. Gemeranno gli antri
    secreti, e tutta narrerà la tomba
    Ilio raso due volte e due risorto
    splendidamente su le mute vie
    per far piú bello l’ultimo trofeo
    ai fatati Pelídi. Il sacro vate,
    placando quelle afflitte alme col canto,
    i prenci argivi eternerà per quante
    abbraccia terre il gran padre Oceàno.
    E tu onore di pianti, Ettore, avrai,
    ove fia santo e lagrimato il sangue
    per la patria versato, e finché il Sole
    risplenderà su le sciagure umane.

  25. 25 Ma a noi??? 2 gennaio 2012 alle 15:46

    Commenti esilaranti…ma ci rendiamo conto? Ma di cosa stiamo parlando?

  26. 26 gio 5 gennaio 2012 alle 17:48

    Al prossimo commento metto i Promessi Sposi del Manzoni..hiihihihihiiihhi..!!! Fate di brevità virtù….!!!!

  27. 27 p.o.c. a tutti e x tutti 6 gennaio 2012 alle 11:28

    peccato che siete poeti solo quando sapete scaricare da internet comunque x madooooo che mi a messo il 5 maggio di manzoni lo ai mai visto pierino come dice il cinque maggio????? be questo e lo stimolo che mi dai…..xgli altri poeti …..Gli italiani sono sempre pronti a correre in soccorso dei vincitori. (solo che in questo caso sostituirei italiani con ortesi)tiè

    QUESTO E X ME
    Nella guerra, determinazione; nella sconfitta, resistenza; nella vittoria, magnanimità; nella pace, benevolenza.


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