Iaia Calvio saluta Matteo Renzi: “Non sarà più nel mio nome, torni quello delle origini”

Iaia Calvio in un comizio, foto di Luca Caporale

Ho aspettato alcuni giorni: volevo che la mia decisione fosse ponderata, ma non per questo meno dolorosa e amara. So benissimo che la speranza riformatrice e il rinnovamento hanno bisogno di tempo, fatica e perseveranza per trasformarsi in pratica quotidiana, soprattutto al Sud. All’inizio sono stata scettica nei confronti di Matteo Renzi. Ciò nondimeno questa volta avevo deciso di sostenerlo perché credo che, nonostante alcuni errori, lui sia stato – e possa ancora essere – l’unico che negli ultimi venti anni ha avuto il coraggio e la capacità di imprimere un moto positivo a questo Paese, intrappolato da un tempo insopportabilmente lungo in un immobilismo scandaloso. Insomma, dopo i suoi mille giorni di governo, dopo aver visto che a livello centrale stava cambiando qualcosa, ho pensato che il “miracolo” del rinnovamento potesse verificarsi pure nelle periferie geografiche e politiche. Il congresso mi era sembrata l’occasione giusta per dare prova concreta della volontà di Matteo Renzi, la sua più di ogni altro, di rompere la filiera del mero cambio di giacchetta, funzionale alla necessità di alcuni di stare sempre a galla. Avevo creduto fosse finalmente arrivato il momento di dimostrare che questo partito non vuole più essere prigioniero di logiche “feudali”; che vuole essere il luogo delle idee e non del conflitto; il luogo del confronto e non quello dell’attribuzione a questa o a quella corrente di quel tanto che basta per usarlo come una clava contro il segretario eletto; il luogo di un rinnovamento che diventa pratica dell’azione politica. Era questo il momento per cominciare a rompere certi schemi e invertire la rotta. Era questo il momento per colmare il gap tra il gradimento politico che a livello nazionale ancora riscuote il progetto di Matteo Renzi e lo svuotamento dei circoli, la disaffezione e la stanchezza degli iscritti. Ecco, era questo il momento di mettere mano ai guasti dopo averli denunciati, soprattutto in vista delle prossime elezioni politiche, quando si tratterà di proporsi al Paese con un progetto di governo e con candidati credibili. Mi sarei aspettata un po’di coraggio, a partire da Matteo Renzi, che evidentemente non ha ben compreso che una delle cause più importanti delle sue difficoltà è stata l’aver lasciato i territori ancora in ostaggio di quelli che lui stesso ha definito “dinosauri”. Mi sarei aspettata maggiore coerenza quando si sono fatte le liste a sostegno della sua mozione. Ma così non è stato e io non ne posso più. Non ne posso più di fare ricorso a una finta saggezza, a una prudenza di plastica che inducono a dire “vedrai che cambierà, ma non è questo il momento di sollevare questioni”. Non ne posso più, per la semplice ragione che non voglio più essere funzionale a certe pratiche, a una rigenerazione che, visti certi candidati, non è di sostanza – e in alcuni casi neanche di facciata – ma è fatta in vitro in laboratorio, dove a maneggiare vetrini e provette sono sempre i soliti signori del Risiko. Non ne posso più di dinamiche che hanno sempre i tratti di una conta interna, l’ennesima, fatta sulla pelle dei circoli, puntualmente estromessi dalle decisioni più importanti e tuttavia altrettanto puntualmente sollecitati solo quando si tratta di portare le persone a votare. Non ne posso più di bizantinismi di schieramento, di primarie usate come “armi improprie” per impallinare questo o quello, o adoperate per il riposizionamento di certuni. Non ne posso più delle processioni verso Roma con alcuni che, come i Magi, porteranno al neo eletto segretario non oro incenso e mirra, ma la “propria urna” con dentro i voti del 30 aprile come fossero il loro personale titolo per maturare un credito. Lo so che ci sarà chi derubricherà tutto questo sotto la voce “ma mo’ questa che vuole ?”. STIANO SERENI, non voglio niente di ciò che pensano. Voglio semplicemente aprire le finestre e tornare a respirare. Voglio sentirmi libera di non portare le persone a votare, perché non so come spiegare loro il significato di certe scelte nelle liste dei candidati all’Assemblea nazionale e voglio sentirmi libera di dirlo apertamente, senza mezzi termini, facendo seguire la coerenza e la chiarezza dei comportamenti alla radicalità di questa scelta. Perché le idee camminano sulle gambe delle donne e degli uomini e non si può prescindere dalla necessità di allineare i dati, altrimenti a pagare il prezzo più alto saranno le idee. Non voglio più che il mio voto serva a coloro che sono stati e sono tra i maggiori artefici dell’atrofizzazione e dell’imbarbarimento del Partito da queste parti, per continuare ad esercitare la loro nefasta influenza su questo territorio, la Capitanata, così assurdamente confermandoli nella convinzione autoreferenziale del “se così si vince, vuol dire che così com’è funziona”. Perché se il Sud è arrabbiato con Matteo Renzi, con lui più di ogni altro, è perché proprio da lui più – che aveva fatto del rinnovamento anche radicale il tratto principale del suo messaggio politico – si aspettava il coraggio di spezzare quelle catene che stanno mortificando uno straordinario capitale umano e politico, stufo di essere servente all’ingordigia di potere di alcuni, dei soliti, degli stessi. E invece quel coraggio è venuto a mancare, almeno finora. Ecco perché questa volta non parteciperò. A partire da adesso non mi presterò più, non sarò più corriva, non sarà più con me e anche attraverso me, non contribuirò più a far perdere al Partito Democratico l’ennesima occasione, almeno da queste parti. Non contribuirò più a mantenerlo ancora sospeso tra quello che voleva essere quando è nato e quello che ancora non è. Tutto questo non lo accetterò più. Non sarà più nel mio nome.  Il Sud non può più aspettare, non può più aspettare il Partito Democratico e, soprattutto, non può più aspettare il Paese. #notinmyname. P.S. Mi auguro che Matteo Renzi torni alla guida del Partito, mi auguro che torni quel Matteo delle origini, quello dell’audacia, del coraggio, della sfrontatezza e della passione, che metta finalmente in pratica quel progetto di rinnovamento nella acquisita consapevolezza che per farlo non ci possono essere scorciatoie e bisogna rischiare. Se sarà quella la strada che intraprenderà, su quel cammino ci ritroverà in tanti. Un sorriso.

Comunicato stampa di Iaia Calvio

 

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5 Responses to “Iaia Calvio saluta Matteo Renzi: “Non sarà più nel mio nome, torni quello delle origini””


  1. 1 antonio staffiero 25 aprile 2017 alle 08:51

    Il trasformismo della piccola borghesia è più squallido di quello della povera gente; quest’ultimi lo fanno per bisogno, gli altri per fame di potere. Siamo in un territorio dove il feudalesimo non è mai morto e dove il trasformismo l’ha fatto sempre da padrone. Mi chiedo come mai nessuno del pd di Orta Nova sia stato testimone del dissidio che lo ha attraversato, nessuno che sia uscito come hanno fatto in tanti, nessuno si riconosce più in Bersani; c’è da pensare che non ci sia un gruppo libero nel pensiero politico; chi pensa è solo la Calvio che si tormenta perchè la bellezza non ha vinto.

  2. 2 Gente comune 25 aprile 2017 alle 16:09

    Brava sig.ra Calvio lei è il punto di riferimento della gente onesta e corretta. Saremo sempre con lei.

  3. 3 Giuseppe Custode 25 aprile 2017 alle 20:43

    Renzi ha tradito i giovani, questo il suo vero fallimento politico.
    Otto studenti su dieci, otto giovani su dieci, hanno votato contro la riforma costituzionale di Matteo Renzi, dice una ricerca svolta da Quorum per SkyTg24, a margine del voto del 4 dicembre. Non c’è epitaffio migliore, se vogliamo raccontare la parabola politica del premier fiorentino, ormai attaccato non solo a dinosauri ma anche a nuovi sciacalli travestiti da pecore. Perché è a questo dato che bisogna guardare, se si vuole capire perché Renzi e l’intera politica del PD ha fallito.
    La battaglia generazionale diventa battaglia anti-sindacale. La rottamazione si ferma alla politica. I soldi finiscono sempre dove c’è consenso. Si vince coi voti dei privilegiati, dicono. I giovani sono pochi e nemmeno votano, ribadiscono. E il PD Renziano diventa terribilmente simile, perlomeno nella sua composizione demografica, alla vecchia ditta. Un partito di anziani, di dipendenti pubblici, di garantiti DI PRENDITORI SENZA SCRUPOLI. Renzi ed i suoi seguaci in tutti i livelli non sembrano curarsene. Semmai sperano di liquidare la questione trovando per loro un nuovo nemico. L’Europa brutta e cattiva, che non gli permette di spendere i soldi per restaurare le scuole, come se su 826 miliardi di spesa pubblica italiana non ci fossero sacche di inefficienza da aggredire senza andare a fare l’elemosina a Bruxelles.
    Nella riforma della scuola, manca finanche il tentativo di dare forza alle imprese culturali e creative,lo sforzo per riformare il terzo settore, nelle misure per i freelance non ci sono ne cose buone ne cose ottime, sopratutto per i giovani. Ma il messaggio che passa è un altro: che nel conflitto generazionale il governo, e Renzi con lui, non è parte in causa. Il risultato ce l’abbiamo sotto gli occhi per non parlare del fallimento della maggioranza Regionale Pugliese capeggiata dallo sceriffo delle cozze il Presidente Emiliano”. dopo la seconda bocciatura del Piano di riordino ospedaliero.Soffermiamoci anche sulle dimissioni di Pino Romano (PD) da presidente della Commissione Sanità giudicandole “più che legittime visto il triste risultato portato a casa, soprattutto per la nostra provincia la Capitanata che continua ad essere la più penalizzata da questo Piano, oltre che da tutti gli altri provvedimenti emanati in un anno e mezzo dal governo Emiliano”. “Auspico a questo punto – una seria rivisitazione di un Piano sanitario regionale pensato male e progettato peggio, che ha privilegiato la salute dei bilanci regionali rispetto a quella dei cittadini”. “Spero che almeno in questo caso, i consiglieri regionali di maggioranza della provincia di Foggia riescano responsabilmente a farsi promotori degli interessi di un’intera comunità, senza piegarsi ai voleri di un presidente o di Assessori da sempre assenti sulla difesa del nostro territorio che non si occupano d’altro se non della cura esclusiva del proprio orticello elettorale” Tradimento chiama Tradimento. Il campanellino delle nomine dirigenziali nazionali del PD in mano alla Gentile ed è questa la sua delusione per i nuovi Renziani. Ci pensi, Avvocato Iaia Calvio, nei prossimi mesi. Avrà tempo per farlo, e sarà tempo speso bene.

    Cambio di Rotta

    Giuseppe Custode

  4. 4 Gs 26 aprile 2017 alle 10:31

    si si tutto questo perchè non è stata messa nelle liste del congresso……. mi faccia il piacere. Ciao ciao.

  5. 5 Gigi 26 aprile 2017 alle 11:32

    Scusate!!! ma se non ricordo male Renzi non disse che se perdeva il referendum !!!! si ritirava dalla POLITICA?


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