Serve aiuto economico di tutti.
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La battaglia contro l’inceneritore ETA-Marcegaglia continua. Ci eravamo lasciati con il comunicato del 2 febbraio 2018 in cui annunciavamo un nuovo ricorso al TAR (depositato il 5 febbraio) e a luglio scorso abbiamo fatto richiesta di sospensiva dell’esercizio dell’impianto in attesa della trattazione del merito ex art. 55 del codice del processo amministrativo. In vista della discussione sul cautelare fissata il 5 settembre sono state presentate le memorie delle parti chiamate in causa (Provincia, ARPA ed ETA); in particolare la Provincia si è costituita il 4 settembre a ridosso della camera di consiglio depositando nuova determinazione sul caso adottata il 3 settembre 2018. A questo punto, per parte nostra, si è deciso di chiedere un rinvio per meglio impostare le nostre difese e rivendicazioni, e il TAR ha disposto la discussione del cautelare il 6 novembre prossimo. Stiamo perciò preparando tutta la necessaria documentazione tecnica e giuridica per elevare al massimo le possibilità di accoglimento delle nostre istanze. Per continuare questa battaglia, c’è bisogno dell’aiuto economico di tutti coloro che hanno compreso l’importanza della nostra azione: in quel territorio si è installata una infrastruttura che produce inquinanti pericolosi per la salute dei cittadini, la salubrità ambientale e l’agricoltura locale, nostra principale fonte di economia. Volevo ricordare che i nostri atti giudiziali sono stati notificati a tutti gli Enti/Uffici interessati, compreso il Comune di Cerignola. Per quanto sostenuto dal sindaco Franco Metta, sin dal lontano 2010, momento della elezione a consigliere comunale e poi, nel 2015, vittorioso nella competizione elettorale amministrativa, in questa battaglia avremmo dovuto quantomeno avere a fianco l’attuale amministrazione. Invece, non si è costituita in giudizio a sostegno delle nostre rimostranze, in più, con delibera di giunta dell’8 agosto scorso, accetta di presentare un progetto per le compensazioni economiche come contropartita ad un impianto inquinante nei pressi del suo territorio. Di fatto sancendo la fine delle ostilità nei confronti di ETA: se accetti il contentino ti pappi anche l’inceneritore. Non esiste compensazione possibile per un danno di tale portata, figuriamoci se un sindaco (che si dice contrario) può pensare di accettare come ristoro qualche gioco da mettere nella Villa comunale! Era iniziata con l’ingaggio di due avvocati (un penalista e un amministrativista) per combattere la prosecuzione dell’esercizio dell’impianto; in dicembre 2016 con la dichiarazione di affidarsi ad ARPA per i controlli e nulla di più (bella scoperta, ARPA è stata sempre presente in tutte le autorizzazioni senza mai porre ostacoli effettivi all’esercizio) si era già capito che si sarebbe fermata la loro azione ostativa, come dimostrato con il silenzio in questi ultimi due anni di nostre battaglie; con l’accettazione delle compensazioni (peraltro in ritardo rispetto all’inizio della fase di test prolungato di ottobre 2013 e poi con la dichiarazione di messa in esercizio di marzo 2016) si è posta una pietra tombale alla controversia. La ratio della partecipazione degli Enti, associazioni, cittadini al procedimento amministrativo di questo tipo, serve a rilevare criticità sfuggite ai preposti organismi di controllo. Se ti affidi ad uno di loro, viene meno questa prerogativa. La quantità e la pericolosità delle sostanze sprigionate nell’area (e non solo) dall’inceneritore, quandanche a norma di legge, rappresentano una minaccia per la nostra salute e il territorio. Noi non ci rassegniamo alla presenza di questa macchia nelle nostre campagne. Rimaniamo contrari e battaglieri fino a chiedere la chiusura. Sosteneteci.

Comunicato stampa

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