OFF TOPIC: Venezia, il racconto di un viaggio che svela una città dal fascino immenso

Vorrei narrarvi di una città eterea e sofisticata, da sempre considerata tra le più romantiche e belle esistenti al mondo. Durante un recente viaggio ho potuto ammirare tale spettacolo, turbato solo da un tremore improvviso della terra a mezzanotte circa di un lunedì non troppo lontano. Sicuramente sono certa del fatto che di notizie su Venezia ne sono pieni i libri, e prima o poi ognuno nella propria vita avrà il desiderio di andarla a visitare. Proverò, sperando di riuscirci seppur in minima parte, solo a farvi rivivere un po’ di quello che ho percepito con i miei sensi. Chiudete gli occhi e cercate di immaginare: “lncantevole stupore sulla laguna qui sotto i miei occhi, il semplice batter di ciglia sembra tempo perduto nel non ammirare codesto splendore assoluto. Imposte di finestre aperte sull’inimmaginabile sottostare di meraviglia antica, di gondole illuminate dal sole tiepido di gennaio, tra viottole, sormontare gli innumerevoli ponticelli per cercare di raggiungere il cuore pulsante di Venezia. Finalmente dinanzi aprirsi d’improvviso la piazza, con il suo leone a farne da protettore, imponente anfitrione inconsapevole di questa immensa sala d’archi. Da qui imbarcazioni partire ed attraccare, smuovendo le acque calme e silenziose pregne di un odore inconsueto. Vento sulle guance ed isole veder all’orizzonte lontano, avvicinarsi alla mia incredula vista da spettatrice entusiasta di godere di tutto ciò che la natura le presenta dinanzi. Spettacolare alternarsi di lembi di terra ferma con la loro insolita forma, dare spazio a isolotti caratteristici nella propria unicità. Quando poi finalmente la bella signora vestita d’argento, si assopisce nel suo sonno notturno, silenziosamente tutt’intorno ti avvolge la speranza di tornare a respirare quell’infinita dolcezza delle sue calme acque. Quiete prima di un tremore di irrequietezza e paura. Venezia ricordo di una meravigliosa città, misto alla voglia di allontanarsi nel rifugio sicuro della casa d’appartenenza lontana. Ti ho riscoperta fragile, vulnerabile, seppur dea, un po’ più terrena di come apparivi fin pochi minuti prima. Un tuffo troppo breve nell’immensità di una città per la quale non basterebbe un poema intero per renderle onore, descrivendola in ogni sua particolare singolarità; un ultimo saluto su quei gradini che separano la stazione dalla laguna, padrona di casa pronta ad accogliere chiunque voglia ammirarla con spirito di umiltà e tenerla con sé nei propri ricordi più preziosi.

Vale

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