Sono venti anni ormai che come moderatore e fondatore dell’Associazione Europea “Amici di San Rocco” spesso mi trovo in comunità parrocchiali e confraternali dove é radicato il culto di S.Rocco e mi sono accorto molte volte che alcune comunità restano chiuse e la loro venerazione a S. Rocco è diventata un fatto strettamente personale. Con molto rispetto e senza voler scuotere la sensibilità di nessuno non posso far a meno di dire che se tutto si concentra il 16 agosto o in altre date nelle quali si festeggia il santo e poi tutto l’anno viene lasciato nella sua bella nicchia, non ha alcun senso, non incide nel culto e nell’impegno della testimonianza cristiana in non pochi paesi le sue feste sono spettacolari e folcloristiche e molti devoti e pellegrini non conoscono a fondo la vita di questo nostro caro santo. Un santo non solo da spettacolo, ma un grande elargitore di grazie. Ritengo che sia giusto che si onori San Rocco, che si chiedano grazie al Signore per sua intercessione, ma non ci si deve fermare solo a questo. “Se tu squarciassi i cieli e scendessi” è il grido di una comunità che vuole andare oltre, che vuole essere consapevole di un destino che non può essere ridotto a quei pochi anni che si vivono su questa terra. “Se tu squarciassi i cieli e scendessi” non è un invito a star senza far nulla a non essere felici su questa terra o alla rassegnazione negativa, è il grido che facciamo a Dio nella fede, cioè nella consapevolezza che la risposta di nostri problemi la deve dare Lui, che le soluzioni non possono essere le nostre, troppo piccole e imbrigliate nel peccato, ma devono venire alla sua liberalità. La libertà di Dio è Cristo che ci ha mostrato il suo volto del Padre che ci invita ad essere felici per ritornare a quell’uomo, il nuovo Adamo, fatto a “immagine e somiglianza di Dio Padre”. Fermarsi a San Rocco delle feste di piazza ai grandi e spettacolari, fuochi artificiali, alle prestigiose ed artistiche luminarie vuol dire snaturare il significato della festa la vera santità del pellegrino di Dio. La chiesa lo mostra come un uomo che per tutta la sua vita , ha tentato di essere nel migliore dei modi immagine e somiglianza di Dio. La nostra associazione “Amici di San Rocco” che oltre a me, indegno suo rappresentante, al Rev.do. Mons. Filippo Tucci, e Don Odoardo Valentini rettore della chiesa di San Rocco in Roma sede dell’Associazione Europea Amici di S. Rocco, e alla paterna vicinanza dal cielo del compianto Vescovo Mons. Pietro Farina, vuole ripartire senza nessuna presunzione, ma con grande fede nel Signore. Vogliamo raccontarvi e farvi conoscere un San Rocco, fratello, che ha fatto di tutto per essere felice ospitando Gesù Cristo nella sua vita, nella sua storia che ha condiviso il suo dolore con i poveri, i malati e i sofferenti. Con il mio umile servizio di apostolato e con tutta l’Associazione, vogliamo farlo conoscere attraverso tre percorsi che il Vescovo Pietro Farina mi indicò dal 1999 e che volle fortemente che io proponessi a voi tutti e ai devoti di San Rocco: La mitezza evangelica, la carità vissuta, il pellegrinaggio. Carissimi nella mia semplicità; vorrei cercare ,sempre guidato dalla paterna autorità dei Vescovi Diocesani, di presentarvi l’amore e il servizio di San Rocco per la Chiesa, il luogo dove vivere l’incontro con Dio. Vi porterò nel mondo dei gruppi di preghiera “Amici di San Rocco” che ora vivono un forte legame di appartenenza all’Arciconfraternita madre di San Rocco i quali nella quotidianità della vita cercano di vivere la spiritualità di San Rocco. A tutte le comunità che venerano San Rocco l’invito a voler vivere questo percorso nuovo, semplice, ma aperto ad una nuova grande conquista: San Rocco come evento, come Santo e vanto di una chiesa che vuole imparare di Lui, dalla sua carità gratuita, di fratelli per farsi sempre più immagine viva e trasparente di Cristo crocifisso e risorto.

Comunicato stampa

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