Clamoroso sviluppo nella vicenda di Filomena Bruno, la 53enne assassinata ad Orta Nova nel pomeriggio del 28 ottobre scorso. Tutti i familiari, figli, madre e fratelli hanno deciso di fare causa all’Arma dei Carabinieri e quindi di citare in giudizio i ministeri della Difesa e della Giustizia, proprio per l’omicidio di Filomena ad opera dell’ex convivente della figlia, il 36enne Cristofaro Aghilar. Nei giorni scorsi si è già tenuta una cosiddetta “comparizione delle parti” davanti all’organismo di mediazione del tribunale di Foggia, attivato su richiesta dei parenti, e in quella occasione i due ministeri chiamati in causa (tramite l’Avvocatura dello Stato) non si sono nemmeno presentati. Quindi si prevede che nelle prossime settimane la causa proseguirà con un vero e proprio processo civile. Cosa chiedono i parenti di Filomena Bruno e soprattutto perché chiamano in causa l’Arma dei Carabinieri? Secondo loro vi furono una serie di negligenze nella gestione del caso durante i giorni immediatamente precedenti a quello dell’omicidio. Ad esempio, i familiari denunciano che la Bruno dovesse essere collocata in una struttura protetta, le cosiddette case-rifugio, espressamente previste dalla legge per la protezione delle donne vittime di violenze (ne è stata inaugurata recentemente anche una a Foggia). Figli, madre e fratelli della vittima ricordano che Aghilar, già nei giorni e nelle settimane precedenti, aveva pesantemente e ripetutamente minacciato tutta la famiglia della Bruno, tanto che due dei figli fuggirono da Orta Nova facendo perdere le loro tracce, proprio perché terrorizzati dall’assassino (vi sono in atti anche messaggi vocali WhatsApp inequivocabili). Addirittura due sere prima, cioè il 26 ottobre, la stessa Filomena Bruno ed il fratello Antonio erano stati vittima di tentato omicidio con una pistola sempre da parte di Aghilar (vi sono riprese video assolutamente chiare). Secondo i parenti, tutti difesi dall’avvocato Michele Sodrio, le misure di protezione messe in campo per proteggere la Bruno furono assolutamente insufficienti e comunque non furono quelle previste dalla legge cosiddetta “codice-rosso”. Sempre secondo i familiari, se i carabinieri avessero collocato la Bruno in una casa-rifugio, mentre le ricerche di Aghilar erano già in corso, non vi sarebbe stato alcun omicidio ed oggi la povera vittima sarebbe ancora con i suoi tre figli e tutti gli altri parenti. “Chiediamo ai due ministeri competenti il risarcimento dei danni civili, per la perdita di Filomena da parte dei suoi parenti dice Sodrio -.

Sono assolutamente certo che vi siano stati comportamenti di grave negligenza e superficialità da parte di chi avrebbe dovuto intervenire in ben altro modo. Mi fa specie che, di fronte ad una vicenda così drammatica e dolorosa, lo Stato non si sia dato nemmeno il disturbo di rispondere alle richieste dei suoi cittadini, dato che alla nostra istanza di mediazione nessuno dei due ministeri ha fatto pervenire alcuna comunicazione. Poi ci si riempie la bocca di solidarietà alle vittime di femminicidio ed ai loro familiari. Ma come sempre noi confidiamo nella giustizia e nei tribunali, per giungere all’accertamento delle responsabilità anche sul piano civilistico e dei risarcimenti”.

Comunicato stampa