Non siamo al liberi tutti, la ripartenza, la fase 2B, la fine del lockdown, comunque vorremmo chiamarla, dovremmo sapere che il rischio è dietro l’angolo. Più di due mesi trascorsi dentro le mura di casa ad ascoltare il parere di virologi, esperti e politici, forse quelli a volte avremmo fatto meglio ad evitarli, e ad emozionarci di fronte alle tante storie di vite spezzate o ferite, e di tanti medici ed infermieri che hanno guardato in faccia una malattia, che inaspettatamente ha travolto le certezze che la scienza e la medicina ci avevano assicurato durante gli anni vissuti in pace, armonia ed in una relativa sicurezza. I numeri ci hanno per mesi, ed ancora oggi, mostrato un’Italia ferita tra le prime al mondo, più che dal virus, dalle proprie inefficienze e dalla burocrazia, che si dimentica dei diritti di milioni di cittadini, che paradossalmente proprio con le tasse, contribuiscono a sostenerla. Un virus che ha mostrato, senza preavviso, le numerose fragilità di uno stato inghiottito dal malaffare, dalla corruzione, dalla malasanità e da uno politica a volte sorda, o volutamente girata dall’altra parte. Il virus è meno presente nella nostra società, grazie ai sacrifici di sessanta milioni di italiani, e grazie ai consigli di una task force di esperti, finita a volte nel tritacarne di una parte della politica, che avrebbe prima voluto riaprire tutto, poi richiudere tutto, poi di nuovo riaprire, e che fortunatamente non si è trovata con quelle idee al governo. I dati confermano che un tampone su 89 risulta positivo, segno forse di una minor presenza, o si spera almeno di una carica virale meno efficace. Dobbiamo ripartire, la nostra economia già fragile, segnata ulteriormente da questa calamità, ha bisogno di ritrovare speranze, certezze e forza come mai prima d’ora, ma tutto dipenderà da noi, dal rispetto delle regole, l’utilizzo delle mascherine ed il distanziamento di un metro, sono un obbligo per noi, per i nostri cari, e per chi ha lottato contro quel maledetto virus, lasciando a casa i propri affetti e senza considerare lo scorrere del tempo. Dobbiamo ripartire nel rispetto delle speranze di chi difende la propria azienda, i propri dipendenti, e per tutti quelli che cercano di assicurare un pezzo di pane ai propri figli, dovremmo armarci dell’animo dei nostri nonni, quelli che in solitudine nelle RSSA hanno lottato contro quel virus, e che prima avevano lottato nelle guerre o contro la fame, che la guerra aveva lasciato loro in eredità. Con quella stessa forza dovremmo diventare protagonisti di un nuovo boom economico, che dovrà però ripartire dal rispetto verso Madre Terra, che ha ritrovato respiro in questa pandemia, e che abbiamo l’obbligo di continuare a far respirare, per evitare di tornare ad essere vittime di alcuni comportamenti. Il rispetto verso gli altri, la sostenibilità dei nostri consumi, acquistare nel proprio territorio, investire in chi crede nel futuro, potrebbero essere gli ingredienti della ripartenza, tutto dipenderà da noi o quasi, la consapevolezza di questo dovrebbe essere il vero insegnamento di questa pandemia, facciamo in modo che tutto ciò sia stato un triste avviso a modificare alcuni comportamenti di cittadini e governanti, e non il preavviso di un futuro tetro a cui abituarsi inconsapevolmente. Andrà tutto Bene, ma questo dipenderà solo da noi!

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