OFF TOPIC, il successo del Trono di Spade

Il Trono di Spade è divenuto a tutti gli effetti un fenomeno culturale mondiale che appassiona ormai, da ben otto stagioni, milioni di fan per la sua trama a tratti spietata ma alquanto realistica e i suoi personaggi dal coraggio sovrumano; avvincente e ricca di colpi di scena, con le sue ambientazioni medioevali, tiene incollati i telespettatori allo schermo, facendone così una serie unica nel suo genere. Filo conduttore di tutta la storia è la conquista del Trono, cui fanno capo i Sette Regni, che scendono in guerra tra loro per avidità o giustizia, a seconda dell’animo del proprio signore, lord del regno. Tra eredi legittimi e successori fasulli, la storia si sposta e ci trascina fino ai confini dei Sette Regni per affrontare la grande guerra contro l’armata della notte, composta dai non morti che vogliono distruggere tutti gli uomini in vita, per poi essere liberi di prendere il controllo dell’intero mondo; l’Ordine dei Guardiani della Notte, situati all’estremo nord, sulla barriera che separa i Sette Regni dalla terra dei bruti, cercherà di proteggere con la propria vita gli abitanti. Intrighi di corte, in un susseguirsi di guerre sanguinose, portano i protagonisti delle casate maggiori a combattersi tra loro e sostenendo ognuno il proprio sovrano, degno secondo loro di sedere sul trono più ambito, daranno vita a scontri che affameranno la popolazione. Draghi, entità maligne e sanguinarie rendono il tutto più fiabesco che mai, in un vortice di tradimenti e false alleanze dettate solo dall’avidità di chi crede di fare del proprio intento ultimo, sedere cioè sul Trono di Spade appunto, il bene collettivo,distruggendo invece intere città con i suoi abitanti. Arrivando alle battute finali avremo lo scontro ultimo in cui entreranno in gioco più che mai i sentimenti contrapposti alla dedizione per la giustizia: il Fuoco affronterà il Ghiaccio. Vicende tratte dai romanzi dello scrittore George R.R. Martin, che hanno ispirato l’intera serie terminata però, non con l’assoluta approvazione degli innumerevoli fan che hanno spinto così gli autori alla possibilità di svariati spinoff, consapevoli del fatto che ovviamente non eguaglieranno mai in alcun modo il successo di pubblico che ha avuto la serie da cui prendono spunto. Di sicura programmazione sarà un prequel girato in Irlanda, il quale narrerà le vicende accadute molti anni prima che i personaggi del Trono di Spade facessero capolino nella storia. L’attesa ripagherà la nostra fiducia? Intanto, per chi non avesse ancora avuto modo di visionarla, incoraggio a vedere l’ottava ed ultima serie, epilogo di una storia che non ha deluso affatto anzi ho trovato nel finale un giusto compromesso che, punisce chi troppo ha creduto nel proprio assoluto potere a discapito di tutto ciò che era più giusto fare, premiando chi in silenzio si è fatto spazio con saggezza ed umiltà. Non posso che augurare una buona visione a tutti coloro che vorranno provare ad addentrarsi in questo mondo, vi catturerà come ha fatto con me ne sono certa!

Vale

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OFF TOPIC: Scrivere, un viaggio nell’anima

Tempo fà qualcuno a me caro esprimeva il suo consenso su ciò che scrivo, asserendo in modo piuttosto convinto che io possegga un dono: quello di saper trasmettere emozioni attraverso la scrittura. Beh, da assoluta insicura quale sono, non sò davvero se questa affermazione sia veritiera o il suo voglia essere un tentativo d’incoraggiamento, da me molto apprezzato s’intenda, certo è che nello scrivere riverso ogni mio istinto, sfogo frustrazioni, sciolgo le tensioni, allevio le mie paure più profonde, alla fine torno un po’ più serena di quando ho iniziato a scrivere; scrivendo posso sognare di andare ovunque io voglia, diventare chi realmente sento d’essere. Prima e dopo la scrittura tutto è reale, mentre quando mi accingo a scrivere mi si aprono mondi davanti inaspettati, ricordi nitidi fan capolino nella mia mente e incontro tutte quelle persone che nella realtà non avrei più modo di salutare; le barriere cadono e ci si ritrova soli con il proprio “lo” a dover fare i conti con le emozioni dilaganti che ci assalgono, trasmetterle a volte passa in secondo piano e la principale motivazione per la quale si gettano parole a fiumi è solamente quella di appagare la primaria necessità di essere liberi da sè stessi prima di tutto, da quei retaggi mentali che la vita ogni giorno ci impone, slegarci da quelle limitazioni terrene esistenti. Scrivo da quando ero una ragazzina, da quando l’irrequietezza adolescenziale ha preso posto nella mia vita ed amando i romanzi fantastici sognavo di impersonare un’eroina d’altri tempi, nel racconto della sua giovane vita piena di insicurezze e tormenti, tipici di quegli anni. Se dovessi dare una spiegazione per la quale io abbia iniziato e continuo ancora tutt’oggi a scrivere, non saprei enunciarla a parole chiare e semplici, paradossale spiegazione questa che lascia appunto intravedere in sè la soluzione finale di tale enigma; fatto sta, che continuerò a scrivere incondizionatamente per chi abbia la volontà anche solo di leggerne una riga o semplicemente per il piacere che ciò mi arreca, comunque rimane la cosa più importante che io possa mai comprendere di me. Erroneamente a quanto si possa pensare, scrivere è una necessità, un voler esprimersi a tutti i costi, romanzando a volte o cercando di rendere più reale un proprio sentimento o stato d’animo; sì, perché è la soddisfazione innata che provoca lo scrivere in sè stesso che ci spinge a farlo e ripeterlo ancora, la soddisfazione di creare un qualcosa, anche soltanto un pensiero o una frase che prima di allora non fossero ancora state composte, che ci spinge continuamente a scrivere. Sovente rileggendo quanto si è scritto, capita anche di avere la sensazione di non credere che quello che ci si sta accingendo a leggere ci appartenga, come se a guidare la nostra mano fosse una forza più grande che risiede in noi e ci spinga a non reprimere quello che di più profondo avremmo voluto trasmettere. In pratica, lo trovo terapeutico, anche scrivere di getto, a volte, il non meditarci troppo sù, intendo, infondo c’è chi legge, chi canta, disegna, guarda film, fà sport, insomma ognuno trova la sua dimensione in un contesto più consono alla propria personalità, io scrivo ecco tutto, semplicemente scrivo ed a questo non dò una definizione , non amo le classificazioni, non sento di appartenere ad una categoria specifica, ‘Scrivo”e ciò mi basta e finché lo scrivere esplicherà la funzione di farmi sentire bene, io la attuerò. Penso altresì che bisogna possedere un’_innata indole altruistica per donare ogni volta un po’ di sè stessi a chi legge, i propri pensieri liberati per sempre, nell’attimo stesso in cui li esprimiamo già non ci appartengono più. In un tempo in cui tutto ci scorre davanti così velocemente da non riuscire ad afferrarne i contenuti, scrivere è l’unica soluzione che trovo per fissarli nero su bianco, in modo che non mi possano sfuggire,sento così di poter essere meno dozzinale di quello che spessa la società cerca di farci credere, un inganno che riesco a raggirare solo rimanendo fedele a me stessa.

Vale

OFF TOPIC: Dumbo, una favola che torna di moda grazie al cinema

Il circo Medici, Florida, è lieto di presentarvi Dumbo, elefantino volante. Sonorità familiari di un’ infanzia felice, ci accolgono alla visione di un capolavoro Disney senza età, tra personaggi improbabili e gli irresistibili occhioni blu dell’elefantino più famoso al mondo. Un film non solo per bambini, che ci invita a comprendere l’importanza di credere in sé stessi fino infondo e nelle proprie ed uniche potenzialità, ci insegna a non cedere così con facilità alle luci della ribalta che offuscano spesso il nostro discernimento e ci conducono in un mondo effimero, pieno di esteriorità apparentemente perfetta, che invece, ci trascina lontano, facendoci perdere di vista l’essenza e l’importanza delle persone a noi veramente care. Film seppur fedele all’originale nelle scene clou del cartoon, tra scenari surreali, ci proietta nel mondo del circo d’altri tempi. La tenerezza di una mamma e la
devozione di un cucciolo protraggono le scene fino all’ultimo in una tenerezza unica. Un finale, se possibile, ancor più bello dell’originale, trae ispirazione dal genio del regista Tim Burton che mai si smentisce, deliziandoci con le sue ambientazioni gotiche e personaggi eccentrici . La fiaba, mai come in questo caso, possiede doppia valenza, far sognare noi adulti facendoci tornare un po’ bambini mentre aiuta i nostri piccoli, con i suoi insegnamenti, a diventare grandi. Ancora una volta risulta chiaro quanto la forza dei propri desideri possa cambiare il presente, migliorare il futuro e farci sperare che tutto intorno a noi possa essere possibile.

Vale

OFF TOPIC: L’Uomo contro la macchina, opportunita’ e limitazioni tra progresso e diseguaglianze

Ormai, come nei nostri peggiori incubi, le macchine hanno quasi del tutto preso il posto dell’uomo nell’era moderna. L’automazione in molti settori lavorativi ha fatto sì che l’intervento dell’uomo fosse relegato, appunto ad un mero compito di controllo e supervisione; l’uso improprio degli smartphone provoca una sovraesposizione ad onde malsane per la salute, senza calcolare i danni ingenti che causa alle nostre menti. Gli adulti pare riescano ancora a tenere sotto controllo l’uso dei telefonini ma i ragazzi e bambini sono sempre più assuefatti da tali tecnologie da non riuscire davvero più a farne a meno, situazione aggravata dall’eccessivo lassismo dei genitori nel relegare ai telefoni il compito di tenere impegnati i propri figli nel tempo libero. Risulta invece molto utile l’uso sempre maggiore dei macchinari tecnologici in campo medico, superfluo aggiungere che tali applicazioni servano a permettere che aumenti in modo esponenziale la qualità della vita di ognuno di noi. Cè poi la questione economica ed etica da tener presente, nella sempre crescente rincorsa delle varie nazioni verso il progresso tecnologico a tutti i costi, infatti si contrappongono due teorie, una secondo la quale un tale progresso diminuirebbe la povertà favorendo lo sviluppo economico, mentre la teoria opposta evidenzia come ovviamente a venire in possesso di tecnologie avanzate sarebbero solo una fetta più abbiente della popolazione, favorendo così invece maggiori disuguaglianze. Nell’ambito lavorativo, come sopra evidenziato, il progresso tecnologico favorirebbe la disoccupazione e di rimando lo stallo economico e dei consumi. Potrebbe sembrare di accorporare troppe argomentazioni, che prese singolarmente avrebbero il diritto di essere sviscerate per bene, c’è un comun denominatore in tutto ciò ed è appunto il progresso sempre crescente e smisurato che a volte non ci trova ancora del tutto pronti per accettare tali tecnologie, facendone quindi un uso improprio. Sembra di trovarci in uno di quei film di fantascienza degli anni ottanta in cui le innumerevoli innovazione tecnologiche la facevano da padrone. Ora che invece la realtà ha di gran lunga superato l’immaginazione ci si trova davvero come in quelle scene apocalittiche in cui i robot cercavano di conquistare il mondo ma l’uomo con il suo discernimento, quello che lo diversificava dalle macchine, riusciva sempre, seppur per un soffio, ad averla vinta; solo che nei film c’erano attori pronti a recitare la propria parte al meglio, ora a rimetterci molto è l’intera umanità che invece troppo spesso permette alle macchine di comandare sulla propria vita, quella che non si può in alcun modo scambiare o confondere con il freddo calcolo di circuiti e di chip utilizzati. Nell’era in cui le macchine decidono per noi, sapranno le generazioni future porre un limite a tale situazione? Per concludere vi lascio con una citazione di Umberto Eco che trova ad attendere i nostri piccoli all’ingresso dell’aula d’informatica alla scuola primaria, frase che trovo decisamente molto significativa in proposito e che ci invita a riflettere a fondo: “il computer è una macchina stupida che funziona solo nelle mani delle persone intelligenti“.

Vale

OFF TOPIC: I nonni una risorsa per i figli, una protezione per i nipoti

I nonni ricoprono oggigiorno un ruolo molto importante nella famiglia moderna, aiutano i propri figli a gestire il menage familiare e soprattutto, sempre più spesso, crescono i nipotini che di rimando gli sono molto affezionati, sono un punto di riferimento ed incidono nella crescita stessa dei ragazzi. I nonni tornano un po’ bambini quando giocano con i nipotini e traggono da questo rapporto la parte migliore, quella ludica. Dovremmo cercare di goderne appieno dei momenti felici che la vita ci dona in compagnia delle persone amate, purtroppo però non tutti hanno avuto la fortuna di crescere a stretto contatto con i propri nonni oppure venendo da anni a mancare, il loro ricordo va affievolendosi. Tramite il mio racconto vorrei cercare di trasmettere quello che si prova da bambina, qual’ero, quando viene a mancare una persona così importante nella vita; anche se ancora piccola ho ricordi nitidi e vivi, ciò sta a sottolineare quanto i bei ricordi che lasciano in noi le persone care non svaniscano mai ma rimangono indelebili e preziosi, da custodire:” Grande, immenso uomo, troppo avevi ancora da donarci, nel tempo che non ci fu concesso avere, ricordo flebile riporta alla mente gioie di tenera bambina che scorgeva nel suo caro dolce nonno un eroe. Una lacrima intanto fa capolino sul mio viso non più fanciullesco e fermarla è d’obbligo mentre, stranamente, con occhi aperti non è poi tanto chiaro il tuo viso, socchiudendoli scorgo chiari i tratti tuoi a me così familiari. Sento ancora quando con la mano tua mi tenevi così stretta da non lasciarmi , come se fossi il più prezioso dei tuoi tesori. Rivedo ancora molto chiaramente le nostre lunghe passeggiate in bicicletta, quando mi sorreggevi amorevolmente per non farmi cadere, sentendo il peso della responsabilità di accudirmi in quegli attimi in cui ti ero stata affidata; il ritorno a casa immancabilmente sempre pieno di capricci da parte mia perché non volevo lasciarti andar via. Eh se quel giorno così lontano avessi saputo che non ti avrei mai più rivisto, vani sarebbero stati i tentativi di staccarmi da te! Eri la nostra solida roccia, quella su cui poggiava la nostra famiglia e quando sei venuto a mancare uno scossone ha smosso tutti noi inevitabilmente dal profondo! lo, piccola bambina, custode inconsapevole di un bagaglio troppo pesante da portare sola, dovetti stringere le spalle e far finta di cancellare quell’immenso dolore che ancora porto dentro. Rivedo in mio padre la profondità dei tuoi occhi, il tuo andamento fiero e la gestualità che avevi, ora che gli anni sono passati veloci. Ho tenerezza per chi non ha potuto anche solo avere una tua dolce carezza di nonno, udire la tua voce forte e decisa, accarezzare i tuoi ispidi baffi, che incorniciavano la bocca quasi sempre all’apparenza imbronciata. Mi ritengo comunque fortunata, anche se il dolore mi ha toccata già fanciulla, chiudo gli occhi, sento il battito del cuore accelerare un attimo e provo la sensazione che tu sia qui vicino a me, non mi hai ancora abbandonata, forte il tuo affetto mi proteggerà da tutto il male che cercherà di cogliermi, tu per sempre sarai al mio fianco per sorreggermi e vivrai per sempre nei miei dolci ricordi, per non svanire mai dalla mia mente e dal mio cuore “.

AI mio dolce NONNO! Vale

La lettera di un cittadino ai candidati alle prossime amministrative ortesi “L’uomo al centro dell’azione politica”

La sala consiliare del Comune di Orta Nova

Carissimi,
nell’imminenza del voto amministrativo che interesserà la nostra Città, come cittadino desidero rivolgermi a Voi, ringraziandoVi anzitutto per il coraggio con cui intendete prendere in mano la nostra Città per darle un volto umano e renderla casa abitabile e accogliente per tutti.
Diversi sono i pensieri che vorrei rivolgerVi a partire da quella che è la mia personale esperienza, che mi porta ogni giorno ad entrare nei tessuti umani molte volte segnati da ferite sanguinanti di povertà, mancanza di dignità, precarietà psicologica, assenza di speranza e di prospettive future. Ogni giorno incontro volti sfigurati dalla disperazione … E. se per poco o per caso con loro si parla di politica, avverti la rabbia scaturita da un atteggiamento che caratterizza la maggior parte della modalità di approccio di molti politici. Quanto vorrei che, attraverso il Vostro modo di fare politica che, ricordo, è amore e passione per la Città, la gente riponesse negli archivi del passato questa convinzione che risponde, purtroppo sempre più, a verità.
L’impegno politico è un impegno di umanità, non può prescindere dalla conoscenza empatica dei volti dell’uomo e di ogni uomo, perché dietro ogni volto c’è una storia, una dignità che mai deve essere raggirata… L’uomo concreto al centro di ogni azione politica è ciò che rende nobile l’arte del fare politica e nobilita l’anima del politico.
Quali posso essere i pilastri su cui costruire l’architrave di una sana politica?
– Riflettere: prima di affrontare questioni per il bene comune, anteponendo ai propri interessi i bisogni reali della gente: È questione di priorità e di scala di valori. La riflessione permette all’uomo di liberarsi dalla smania di onnipotenza, di prendere coscienza della povertà dei suoi mezzi e solo facendo riferimento a tale povertà decidere il meglio per la gente.
– Prudenza: è quell’ atteggiamento di maturità che dà la possibilità di affrontare le problematiche dell’uomo evitando promesse che realmente non si possono realizzare. La promessa è una forma di nuova schiavitù, perché si lega a sé per tempo o per sempre la persona che ciecamente si fida della parola data. E quando la parola data cade nel vuoto a cadere è l’uomo!
– Giustizia sociale: molte volte, nelle vostre scelte, la vostra coscienza vi porrà dinnanzi ad un preciso interrogativo: cosa è giusto o lecito fare? La misura della giustizia sociale deve, obbligatoriamente, rappresentare una grandezza direttamente proporzionale alla realizzazione del bene generale: pertanto al crescere della prima crescerà necessariamente la seconda. Se, invece, si penserà di realizzare, solo ed esclusivamente, il bene personale o quello di pochi intimi automaticamente la voragine sociale si espanderà catturando al suo interno altre vite innocenti e soprattutto inconsapevoli. Pochi “eletti” vivono nell’agio mentre gran parte della popolazione è precipitata nel tunnel senza uscita della povertà. Una povertà generata anche grazie all’azione distruttiva di una crisi economica, che come una furia violenta ha investito diversi settori.
Quale la strada da percorrere?
Ripartire essenzialmente dal concetto di pragmatismo e di identità: tornare ad inculcare nei giovani lo spirito del sacrificio e auspicare ed incentivare un reale ritorno alle origini. Si pensi, per esempio, all’agricoltura vera e peculiare ricchezza della nostra bellissima e disgraziata terra.

Vi auguro, carissimi candidati per queste elezioni 2019 di vivere così il vostro impegno politico, perché grazie a questo nuovo modo di fare politica la gente non possa più dire che la politica è una cosa “brutta”!
Lo auguro all’intera Classe Dirigente, a quelli che vivono e vivranno la responsabilità di sentirla come un servizio da offrire alla comunità e al bene di tutti, auguro, soprattutto, a quelli che hanno utilizzato, e speriamo che non utilizzeranno più, i fondi pubblici che avevano e avranno in custodia, per interessi di parte, senza capire che hanno sottratto pane, speranza e soprattutto sogni a chi gli aveva dato fiducia.

Auguri di buon servizio.
Francesco Russo