L’Orta Nova che Vorrei il 19 Luglio nel Piazzale Gesuitico per ricordare Vittorio Arrigoni

Spesso ci sono guerre silenziose che non ci fanno vedere o che non vogliamo vedere, ma che allo stesso tempo continuano a procurare vittime, stragi ed eccidi. Ed è proprio lo storico conflitto tra Israele e Palestina che continua imperterrito a mietere spargimenti di sangue nonostante i media si interessino di altro. Proprio per questo motivo l’associazione di promozione sociale, l’Orta Nova che vorrei in collaborazione con il gruppo musicale “Clan Banlieue”, ha progettato per il 19 luglio una serata di sensibilizzazione culturale su quello che sta accadendo in Palestina. La serata avrà inizio alle 19,30 ad Orta Nova presso la Piazza ex Gesuitico dove si alterneranno interventi musicali e culturali. Tra gli interventi musicali ci saranno gli “Irec”, i “Vivo da Re” e infine il “Clan Banlieue”. Negli interventi culturali sono previsti interventi da parte di Sonia Ladogana e Stefano Corsi, attori teatrali che per l’occasione leggeranno alcuni passi di alcuni articoli di Vittorio Arrigoni; di giornalisti che potranno raccontare la loro esperienza a Gerusalemme; e infine di Egidia Beretta, mamma di Vittorio Arrigoni (giornalista ucciso in Palestina) che per l’occasione presenterà il suo libro “Il viaggio di Vittorio”. Abbiamo deciso di organizzare questo evento per far capire che non bisogna voltare lo sguardo dall’altra parte; per far capire che siamo chiamati non ad essere notai della storia, ma ad intervenire costantemente su quello che continuamente accade nel mondo. Anche se alcuni eventi possono sembrarci lontani, non possiamo rimanere indifferenti di fronte alla violenza e ai soprusi che spesso tentano di nascondere. E’ proprio per questo motivo che nella serata ricorderemo Vittorio Arrigoni, ragazzo, giornalista, pacifista, che per i suoi ideali, tra i quali quello di voler vedere un mondo più giusto, ha deciso di sacrificare la sua vita non ponendosi il problema se le angherie nei confronti di un popolo fossero distanti dal proprio Paese. Proprio per questo…
Per Vik Arrigoni e per la Palestina non rimaniamo indifferenti, restiamo umani!

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Cultura

Orta Nova, questa sera la Prima Edizione del Premio Nazionale della Solidarietà e del Gusto Saverio Ladogana

La cantina Sessanta Passi

In relazione al Primo Premio Nazionale della Solidarietà e del Gusto, intitolato alla memoria dell’imprenditore ortese Saverio Ladogana, si precisa che lo stesso avrà luogo come precedentemente stabilito, nella giornata di domenica 17 giugno presso la Cantina delle Storie – 60 Passi; in località Passo D’Orta, con ingresso alle ore 20:00. Saranno autorizzati all’ingresso esclusivamente i titolari di regolare invito, da presentarsi ai Responsabili delServizio d’Ordine Gadit. A causa dell’eccessivo numero di adesioni pervenute, l’Organizzazione del Premio ha dovuto – suo malgrado – procedere alla soppressione delle sezioni di concorso; così come disposte, nella fase iniziale del Premio. SI PRECISA CHE CIO’ SI E’ RESO NECESSARIO, AL SOLO FINE DI GARANTIRE LA MIGLIORE RIUSCITA DELLA MANIFESTAZIONE; ESCLUSIVAMENTE ALLO SCOPO DI SUPERARE PROBLEMATICHE DI CARATTERE LOGISTICO – ORGANIZZATIVO. L’Organizzazione del Premio, si riserva – pertanto – già nei prossimi mesi, di ricontattare quanti al momento non coinvolti, attraverso future iniziative.
PROGRAMMA DELLA SERATA:
° ore 20 Ingresso e visita guidata della Cantina.
° ore 20:30 Convegno “Saverio Ladogana: uomo, imprenditore e benefattore nel territorio dei Cinque Reali Siti”.
Interverranno:
dott. Filippo Santigliano, Caporedattore Gazzetta del Mezzogiorno di Capitanata e Presidente onorario del Premio Saverio Ladogana; dott.ssa Daniela Ladogana, figlia dell’imprenditore scomparso; Dora Iannuzzi, Presidente APS Fatima; Nicola Di Stasio, Presidente onorario APS Fatima; dott. Domenico Guercia, Delegato Rotary Club Cerignola; prof. Alfonso Maria Palomba, studioso. Al termine del convegno declamazione della lirica in vernacolo, scritta dalla prof.ssa Adelina Tarantino Di Pietro.
Seguirà la Premiazione, a cura della Famiglia Ladogana, nelle persone di: Licia e Luigi (Ginetto);
con l’intervento del Presidente Vittorio Feola. Saranno premiate le seguenti
sezioni:
INFORMAZIONE
Riconoscimento ai blogger: Domenico Francone, Luca Caporale e Francesco Gasbarro, per l’impegno
profuso negli anni a garanzia della diffusione di un’informazione libera ed indipendente, nel territorio.
VOLONTARIATO
Riconoscimento ai volontari della Misericordia, punto di riferimento – attraverso l’instancabile missione
svolta tra la gente – per quanti credono, nello spirito cristiano del volontariato e della solidarietà.
SOLIDARIETA’ ED EROISMO
Riconoscimento di Ambasciatore della Solidarietà e del Gusto, al giovanissimo studente Lorenzo Pianazza, eroe della metro di Milano e Medaglia d’oro al Valor Civile; per aver salvato a rischio della propria vita, quella di un bimbo di appena tre anni, caduto tra i binari della metro e rimasto incastrato, nell’imminenza del passaggio di un convoglio. Condurrà l’evento, il Giornalista e Addetto Stampa, dott.
Massimo Beccia. La serata sarà impreziosita dall’esibizione del Gruppo di Musica Tradizionale Popolare Garganica: Lamurea (L’Ombra) e allietata da un ricco buffet, con degustazione dei vini biologici Ladogana. Un ringraziamento particolare al Maestro Gerino Ventrella, per la collaborazione artistica
e la buona riuscita della serata; a Domenico Sgaramella, Responsabile del Servizio d’ordine e, a tu
i volontari della Gadit.

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Cultura

Orta Nova, il prossimo 17 Giugno il Premio Saverio Ladogana dedicato alla cultura e alla gastronomia

La cantina Sessanta Passi

Dopo il grande successo ottenuto alla 53° edizione di Vinitaly, Vittorio Feola, Presidente della Cantina – Agricola Ladogana, torna a far parlare di sé. “Al fine di promuovere la cultura della solidarietà e del gusto nel territorio dei Cinque Reali Siti, ho voluto ideare il “Primo Premio della Solidarietà e del Gusto Saverio Ladogana”; che si terrà presso l’Auditorium della Cantina delle Storie – Sessanta Passi, nella serata di domenica 17 giugno 2018. Nel corso della manifestazione, saranno premiati personaggi locali del mondo giornalistico, della cultura, della scuola, dello sport, della solidarietà e del volontariato in genere; ma anche scrittori ed artisti locali, pasticcieri e panificatori. L’idea è quella di raccontare semplicemente le eccellenze del territorio, attraverso la voce dei protagonisti. Non mancheranno naturalmente, spazi espositivi dedicati all’enogastronomia e all’accoglienza, al turismo, alle imprese locali, allo sport ed alle associazioni. Ad una giuria di esperti presieduta dal dott. Filippo Santigliano, Caporedattore della Gazzetta del Mezzogiorno di Capitanata, sarà invece affidato il compito non facile, di tributare per ciascuna sezione in gara; il riconoscimento speciale per gli obiettivi raggiunti sul territorio. Sarà poi assegnata la fascia di Ambasciatore del Gusto e della Solidarietà 2018; al fine di promuovere le eccellenze locali, oltre i confini ristretti dei Cinque Reali Siti. E, dal momento che questo Premio è giovane; abbiamo pensato per quest’anno, di premiare proprio un giovane. Il prestigioso riconoscimento, andrà perciò allo studente milanese Lorenzo Pianazza; che lo scorso febbraio si è distinto per il salvataggio eroico, di un bambino precipitato tra i binari della metro. Pur circondato da una folla di spettatori impassibili, di fronte al dramma che si stava consumando sotto i propri occhi; questo ragazzo ha preferito opporsi – invece – alla cultura dell’indifferenza, rischiando la sua vita per salvarne un’altra. Tantissimi – infine – gli ospiti della serata, la cui conduzione è affidata a: Micky De Finis, Editore e Giornalista e Massimo Beccia, Giornalista e Addetto Stampa.

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Cultura

Orta Nova, domenica prossima Ettore Bassi nei panni di Angelo Vassallo, il sindaco Pescatore

Ettore Bassi

Appuntamento con il teatro domenica 11 Marzo presso l’auditorium dell’Istituto Suore di San Tarcisio, dove l’APS Fatima propone il monologo di Ettore Bassi che interpreterà Angelo Vassallo, il sindaco Pescatore. Lo spettacolo è tratto dal’omonimo libro di Dario Vassallo che ripercorre la vita e le vicende del sindaco di Pollica. Vassallo è stato sindaco per tre mandati dal 1995 al 2010, ambientalista convinto e amato dai suoi concittadini, grazie a lui la dieta mediterranea è diventata patrimonio dell’Unesco. Esempio di rigore nel rispetto della legge, la sera del 5 settembre 2010 venne ucciso, ma i suoi assassini sono ancora oggi ignoti. Con Ettore Bassi sul palco dieci ragazzi ortesi, in uno spettacolo con i testi di Edoardo Erba e la regia di Enrico Maria Lamanna. Per info e prenotazioni è possibile contattare il 338.2799342.

Cultura

Personale di Angelo Accardi a Foggia, Contemporanea Galleria d’Arte a cura di Giuseppe Benvenuto

Un’opera di Giuseppe Accardi

Parlare contemporaneo è una via difficile, voler sfidare nel gioco stili, epoche e storie diverse sembra un’alchimia impossibile. Angelo Accardi ha trovato la via, la chimica che relaziona materiali, tecniche e vita. Lo scherzo, l’ironico fare che materializza struzzi e elementi destabilizzanti è rincorrere e rincorrersi nei significati. Misplaced e poi Blend, Accardi complica apparentemente la vita ad uno spettatore offrendogli stupore, non quella sensazione che spinge a volgere altrove lo sguardo, ma la materia viva della chiamata dell’opera che pretende di essere guardata alla ricerca del senso. Staccare gli occhi da questo gioco serissimo dove cose, fatti e persone si intrecciano spinge alla soluzione non della mancanza di un contatto delle opere tra loro e degli elementi all’interno delle composizioni, ma della verità di una materia vivente che connette come fibra ottica temi e motivi lontanissimi in apparenza se non calati nell’artista. Particelle impazzite? Assolutamente no, lucidità ipnotica del ricorrere,scherzando seriamente, alla tradizione. Ipnosi collettiva o sfuggente raffinata ricerca, cosa resta di questo gioco dell’arte se non un’estasi, un peccato mortale dei sensi, una vista colma di simboli che trabocca lussuria a formare quello che indicavamo con lo stupore, stupisce l’opera che trafigge come il dio greco di un tempo e cristallizza in un attimo infinito che sa di sogno il piacere. Scoprire Accardi è l’attesa di sapere, l’anticamera del piacere del significato. Esperienza irripetibile è poter trovare al centro di una grande metropoli o di una architettura classica uno struzzo o un altro elemento alieno. Questo struzzo, imponente animale, alter-ego non cercato, ma voluto dall’artista è la somma di una sospensione temporanea di senso lucidissima, pronta a viaggiare oltre il confine sconosciuto ai più dell’arte. Ecco, ora possiamo dirlo ancora, si parla contemporaneo. Lo struzzo cosa possa essere non possiamo dirlo con l’esattezza matematica, ma riluce il tema portante del dissenso, della forte protesta all’intero dei simboli che la storia ci consegna, con una dote inesauribile di voler osare, giocare ancora, perché il serio, la forma, la compostezza è vuota apparenza e inutile affanno. Gioca Accardi con la verità dei sensi perché vedo cose che non potrei o dovrei vedere, non osiamo immaginare uno struzzo, per noi la mimica di chi alza la testa da sotto la terra contro tutto e tutti, o un rinoceronte, il custode dei simboli, cromaticamente vario, plasticamente massiccio, incredibile sotto la fredda logica della vista. Sporcare la storia la depura come ci depura una tisana dalla pesantezza dell’autorità metafisica della storia dell’arte e ci permette di parlare. Torniamo a questo dialogo, Accardi fa questo, mescola prima in Misplaced e poi in Blend elementi, schegge folli come frame di pellicole famose che hanno colpito il suo immaginario, la scultura di Giacometti che sosta sulla testa di un Ercole Farnese, mentre un Homer Simpson fa capolino assieme ai Minions. Non è follia della licenza poetica, non è un delirio del gusto, ma la materia di un inconscio che galleggia e vuole vivere nonostante tutto e che si emoziona stupendosi, origine dello stupore del fruitore. Vivere come un fanciullo che alla prima esperienza vede il mondo e sa di poterlo modificare perché ancora non gli hanno insegnato a stare fermo, immobile mentre il tempo scorre perché scomodo per una società fredda e immobile. Un mondo in cui la solitudine e il freddo dello spirito convergono a minare le basi della solidità sociale, della spontaneità e della gratuità della relazione, del bello dello stare insieme, un mondo liquido, spento, un posto dove la luce filtra e che Accardi trasforma nell’angoscia, meglio, nell’attesa di un qualcosa di imminente che poi accade. Cosa accade? Uno struzzo non è una figura ingenua e non è un animale e basta, ma la sconvolgente verità della deriva, della frammentazione e dell’assenza. Una mancanza, potrebbe essere l’elemento di disturbo in una società addormentata, anestetizzata, alla deriva concettuale e spirituale. Accardi, gioca, lo fa con serietà, lo fa sapientemente e giocando mette in luce, coi cromatismi, coi simboli, coi riferimenti storici, con la faccia familiare di Homer Simpson e con la brillante trovata dell’arte che guarda se stessa, che si giudica oggi di fronte alla storia e a un presente non più attuale perché attualità è vita di significato. Questa stessa vita, questa realtà Accardi la pone cruda come l’odore della pioggia prima che il cielo rovesci. Si percepisce nell’aria un profumo nuovo, nelle opere questo profumo di pioggia imminente cavalca i simboli dell’arte entrando come attesa di qualcosa nell’animo umano. Accardi non è solo questa tensione che pure c’è, ma è anche la forma familiare e fanciullesca della scoperta, l’unica cosa in grado di trasmettere il brivido del vivere contro i neri cieli di questo mondo dal significato precotto e decadente. Lo struzzo che alza la testa dalla terra correndo non so dove è come un eroe di un romanzo, un Peter Pan che contro il vecchio capitano vanta freschezza e la capacità di volare. Peter Pan volava da Wendy avendo in sé un pensiero felice, chi guarda un’opera di Accardi vola oltre l’orizzonte di un senso già dato, di là del freddo esistere. Non teme Accardi di accostare i Simpsons o i Minions alla grande tradizione perché c’è il piacere estetico di una ricerca di nuovo, ancora, di una tensione che lo spettatore avverte forte come lussuria nella testa che da razionale e fredda vorrebbe solo spiccare il volo oltre il muro dei significati già dati. L’esperienza sensoriale delle opere di Accardi è uno stimolo fortissimo ad andare oltre e a non aver paura di elaborare i contenuti del passato perché vivere è raccontare qualcosa di noi a chi è altro da noi. Riuscitissimo viaggio cerebrale della materia dell’arte.

Dottor Giuseppe Marrone – Critico d’arte – Società Filosofica Italiana

Cultura

Trentacinque quadri di Renato Guttuso in mostra da oggi a Foggia 

Giuseppe Benvenuto in una mostra di Guttuso

Trentacinque opere di Renato Guttuso saranno in mostra a Foggia dal 13 gennaio al 4 febbraio, presso la “Contemporanea Galleria d’Arte” di Giuseppe Benvenuto. La personale, realizzata in collaborazione con la Galleria di Stanislao De Bonis di Reggio Emilia, raccoglie opere appartenenti a tutte le fasi dell’artista, dagli anni ’30 agli anni ’80. L’inaugurazione si terrà sabato 13 gennaio, alle 18.00, nella stessa sede, con l’intervento dei critici Gianfranco Terzo e Giuseppe Marrone alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura, Leonardo Di Gioia, e del presidente del Consiglio comunale di Foggia, Luigi Miranda. Renato Guttuso è un artista in aperto confronto con l’epoca in cui visse – sottolinea in una nota critica Giuseppe Marrone – e rimane impossibile poter cercare di limitare la potenzialità critica in una griglia che non tenga conto della complessità di un uomo che di questo confronto nutre il proprio senso morale esistenziale. La vita e la produzione artistica, assieme alle visioni ideologiche, sono un tutt’uno che si apre sul piano formale di contrasti necessari a fissare l’estensione della sua dimensione estetica. Guttuso sposa inizialmente un fauvismo coloratissimo, piano ed espressivo che ricorda Van Gogh e Sautine, per scegliere una dimensione spaziale più costruita, un colore “sonoro” e una disposizione complessa dove i piani si intrecciano a costruire “rifrazioni prismatiche” immerse in una prospettiva non tradizionale. Nel secondo dopoguerra, memore della propria giovinezza siciliana, e tenendo presente il proprio impegno politico, aderisce alla definizione di arte dell’Internazionale comunista del ’48, che dichiara stile della rivoluzione il realismo socialista, che pure non annienta l’inquietudine della ricerca che si muove tra astrattismo e realismo”. “Guttuso è stato prima di tutto passione per la politica e per i luoghi – afferma Gianfranco Terzo -, per quei tetti di Roma, squadrati ed asimmetrici, colmi di vita e di sentimento, contenitori di emozioni coperte e nascoste tanto da proteggere l’intimità delle case, delle vite e delle famiglie sottostanti. I luoghi di Guttuso sono gli ulivi, simbolo di forza e di temperanza, alteri ed eretti, testimoni inconsapevoli e muti del tempo e dello spazio tiranno e meschino. Ed è quella medesima forza possente degli ulivi che si ripropone allorquando diviene magmatica e annientante nelle tre persone che osservano l’Etna e il suo rosso lavico che è insieme luce e fuoco. Ma il tutto prosegue con i luoghi del lavoro caro al Maestro. Grappoli di aglio e numerosi limoni come emblema di colore, fatica e superstizione ma anche legame imperituro con la Sicilia natia, mai abbandonata. L’arte del Maestro neorealista fa risaltare i contrasti della vita e del lavoro, laddove al fiasco associa una caffettiera e al cesto unisce delle carte da gioco: l’utile e il dilettevole in una immagine sola, prorompente e simbolica”. Tra le opere che saranno presentate alla mostra spiccano alcuni lavori in olio su tela come la “Natura morta con telefono e caffettiera” (del 1973), “Luxor” del 1959 e “Finestra con tenda rossa” del 1960, oltre ad un’opera realizzata con matita, acquarello e china su carta dal titolo  “Due volti”, del 1983,  un’opera in china e acquarello stesi a pennello su carta intelata dal titolo “I tetti di Roma, via Leonina”, del 1961, e alcuni acquerelli su carta che ripercorrono il suo viaggio in Egitto (1959). “Presenteremo una interessante rassegna dedicata al Maestro di Bagheria – dichiara Giuseppe Benvenuto – . Opere scelte, circa trenta lavori, fra cui pezzi rari e preziosi, per meglio conoscere le diverse fasi della sua ricerca e la ricchezza tematica della sua pittura. In mostra, dipinti ad olio su tela, chine, tecniche miste e matite di ogni decennio e di ogni soggetto caro all’artista: intense nature morte, figure, luoghi quotidiani e moderne scene di genere. Ampio spazio sarà dedicato non solo a studi preparatori, ma anche ad opere finite, parte di un preciso percorso di studio ed approfondimento. Buona parte della mostra sarà incentrata su una dimensione privata e intimista di Guttuso. Saranno presenti chicche e perle curiose: rarissime chine raffiguranti la moglie ritratta dall’Artista durante i loro viaggi privati e non mancheranno i famosi nudi dedicati a Marta Marzotto. Per  finire, opere della serie “La Crocifissione” ed una selezione di chine e disegni su carta, per analizzare i diversi approcci di Guttuso alla figura. Tra le opere ad olio risalta una splendida opera dedicata all’eruzione dell’Etna pubblicata sul catalogo “Fondazione Pirelli” ed un suo autoritratto”. L’esposizione sarà visitabile fino al 4 febbraio dal lunedì alla domenica, inclusi festivi, dalle 10.00 alle 13.00  e dalle 17.00 alle 20.30. L’ingresso è gratuito.Comunicato stampa 

Cultura

Sabato a Foggia l’inaugurazione della Mostra dedicata a Renato Guttuso

Un’opera di Guttuso

Giuseppe Benvenuto in collaborazione con la Galleria De Bonis propone, nello spazio espositivo della Contemporanea Galleria d’Arte a Foggia una ricca rassegna dedicata al Maestro di Bagheria. La mostra, in programma dal 13 gennaio al 4 febbraio 2018, rivisiterà la storia di Guttuso e, attraverso il suo sguardo, i cambiamenti della società italiana, della quale è stato interprete e poeta. Opere scelte, circa trenta lavori, fra cui pezzi rari e preziosi, per meglio conoscere le diverse fasi della sua ricerca e la ricchezza tematica della sua pittura. In mostra, dipinti ad olio su tela, chine, tecniche miste e matite di ogni decennio e di ogni soggetto caro all’artista: intense nature morte, figure, luoghi quotidiani e moderne scene di genere. Ampio spazio sarà dedicato non solo a studi preparatori, ma anche ad opere finite, parte di un preciso percorso di studio ed approfondimento. Buona parte della mostra sarà incentrata su una dimensione privata e intimista di Guttuso. Saranno presenti chicche e perle curiose: rarissime chine raffiguranti la moglie ritratta dall’Artista durante i loro viaggi privati e non mancheranno chiaramente i famosi nudi dedicati alla Marta. Per finire, opere della serie originale “La Crocifissione” dalla quale è stata realizzata l’opera Museale ed una selezione di chine e disegni su carta, per analizzare i diversi approcci di Guttuso alla figura. Tra le opere ad olio risalta una splendida opera dedicata all’eruzione dell’Etna pubblicata sul catalogo Fondazione Pirelli ed un suo autoritratto. L’esposizione, che sarà inaugurata sabato 13 gennaio alle ore 18,00, alla presenza dell’Assessore Regionale Leonardo Di Gioia, del Presidente del Consiglio Comunale di Foggia Luigi Miranda e dei critici Gianfranco Terzo e Giuseppe Marrone, sarà visitabile fino al 4 febbraio 2018, dal lunedì  alla domenica inclusi festivi con orario 10.00-13.00 / 17,00 – 20,30. Ancora un grande progetto artistico firmato Giuseppe Benvenuto.

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